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Cecità di José Saramago (recensione)

di : Micaela    

Autore : Micaela Genchi
Quant'è sottile il velo della civiltà, un soffio lo lacera, un alito di vento lo annienta e, crollate le infrastrutture,
l'umanità, nuda, rabbrividisce. Con una punteggiatura scarna, che trasforma la pagina in un blocco monolitico, disturbante, José Saramago ci presenta la metafora del subitaneo annientamento dell'essere umano di fronte all'annullamento delle regole. Dalla cecità collettiva scaturisce un nuovo mondo, feroce e sudicio, nel quale gli uomini si muovono spaesati e invalidi, ma spietati. C'è un'unica spettatrice di tanta desolazione, la sola persona i cui occhi sono stati risparmiati dalla cecità (e dal conseguente ottenebramento mentale), che si trasformerà in guida dei protagonisti del racconto, preservandone l'umanità. Meraviglioso romanzo, spesso molesto nella sua crudezza, amaro e straziante, ma anche toccante e positivo. Assolutamente splendida la descrizione del bagno di pioggia delle tre donne, metafora di purificazione. Da leggere.
Pubblicato il: giugno 28, 2006
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