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Homepage Shvoong>Libri>Romanzo>Il barone rampante; Il cavaliere inesistente

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Il barone rampante; Il cavaliere inesistente

di : ricroversi     

Autore : Italo Calvino
Scrivi qui il tuo abstract.
Il Barone
e il Cavaliere di Italo Calvino
Dopo aver esordito,
presentato da Cesare Pavese, a soli ventitre anni con Il sentiero dei nidi di ragno nel 1947, tra romanzi e racconti
Italo Calvino approdò al primo libro della fortunata trilogia, celebre in tutto
il mondo, formata da: Il visconte
dimezzato (1952), Il barone rampante
(1957) e Il cavaliere inesistente
(1959), in seguito riunita in un unico volume dal titolo I nostri antenati (1960). Precursore di un intellettualismo e di
una filosofia asciutta, essenziale ma estremamente efficace, nella sua opera
Calvino interroga, pur senza porre esplicite domande, se stesso e gli altri sui
quesiti fondamentali dell’esistenza umana: il bene e il male, la realtà o la
sua negazione, la possibilità o meno di lasciare una traccia nella vita.
Il
barone rampante
La storia, l’azione
fantastica di Cosimo Piovasco, barone di Rondò, che da ragazzo si arrampica
dopo un battibecco in famiglia su un albero e poi decide di non scendere più a
terra, e d’albero in albero viaggia, caccia, combatte, studia, amoreggia, per
finire rapito da una mongolfiera, ha per sfondo un tardo Settecento denso di
fermenti storici e culturali culminanti nella rivoluzione francese, nelle
conquiste napoleoniche e nella Restaurazione, in cui intervengono briganti,
pirati, gesuiti, dame, sanculotti, cosacchi e persino il Bonaparte in persona.
Sin dalle prime battute del romanzo l’autore introduce un personaggio
antitetico al protagonista, nelle vesti di Io narrante, cioè il fratello di
Cosimo, personaggio posato e pieno di buon senso. Il dato che accomuna invece
quasi tutti gli altri personaggi, ad eccezione di quello femminile di Viola,
che si pone in una prospettiva etica vicina a quella del protagonista, è di
essere fondamentalmente dei solitari. Ma la solitudine apparente di Cosimo,
fatta al contrario di impegno e partecipazione, indica il percorso verso una
completezza mai solo individualistica tramite la fedeltà a se stesso,
all’opposto della solitudine meno evidente dei comprimari, fra i quali
primeggia il Cavalier Avvocato zio del “barone rampante”, in realtà
eccentricamente superficiali e inconsistenti.
Il
cavaliere inesistente
Irriverente,
enigmatico, metaforico, geometricamente limpido, Il cavaliere inesistente fonde felicemente e forse polemicamente
l’obsoleta struttura del romanzo storico o epico con la sobria nitidezza della
narrativa italiana di metà Novecento. L’immagine di un’armatura vuota che
cammina e agisce, quella di Agilulfo, il “cavaliere inesistente”, pur
ambientata all’epoca di Carlo Magno assume lineamenti psicologici umani che
esemplificano le problematiche dell’uomo contemporaneo. Gurdulù, lo scudiero, è
l’opposto del “cavaliere” nella sua “fisica fisicità” e “incosciente
incoscienza”, come elemento di segno alternativo. Se poi interpretiamo Rambaldo
come la verifica dell’esperienza, Torrismondo come la la morale dell’assoluto,
Sofronia come amore/pace e Bradamante come amore/guerra, il quadro di ricerca
filosofica ed esistenziale del romanzo può dirsi completo. Quale ultimo
elemento si può prendere in considerazione l’Io interiore, impersonificandolo
forse con l’Io narrante del libro: la monaca suor Teodora. La quale alla fine,
però, rimettendo tutto in discussione, rivela essere la stessa Bradamante
rifugiatasi in un convento, dove comunque non le sarà possibile rinnegare la
sua autentica essenza: quella di donna appassionata e di inquieta avventuriera.
Pubblicato il: giugno 26, 2006
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