Ci troviamo a Montecarlo dove la
vita sembra un gioco più facile da giocare, dove persino l'aria pare -ai polmoni- più dolce che altrove, dove non sembra possibile che sentimenti come l'infelicità possano farsi spazio in
mezzo ad uno sciame di sorrisi paghi. E' in questa cornice che la tragedia si annida e si dilata come un'ombra che si allunga sui muri. Un'ombra ironica, amara e cinica. Un macabro rituale di maschere cela dietro la follia del dolore che ha radici profonde. Ci passa accanto, la follia, si intrattiene con noi e noi non sappiamo identificarla perché lei ci inganna -anche suo malgrado- con un sorriso amico. In mezzo ai frantumi dei giorni che hanno solo l'apparenza del cielo azzurro, l'amicizia ci lega e ci trattiene ai piedi di quello strapiombo che noi ci portiamo dentro. Un agente speciale si trascina in gola i nodi del rimorso e del rimpianto, le sue labbra sono una piega dura sul volto, ed è lui che -strattonato dal destino- si trova a dover dare la caccia ad una
voce notturna. Una voce che annuncia, sfida, minaccia il suo gioco crudele che sembra non poter
mai trovare la quiete della fine. La musica, che sempre fa vibrare l'anima accarezzandone le corde, diventa un enigma da risolvere.
qualcuno perderà la faccia, qualcuno perderà la vita, qualcun'altro ha già da tempo smarrito la vita e non riesce a ritrovarla. Ci sono, tra le pagine, i traumi mai sopiti che vagano come fantasmi in pena lungo i corridoi della mente e tutti, tra le pagine, hanno un fantasma che li attende dietro l'angolo del corridoio. Sono in pochi quelli che, lottando
corpo a corpo, riusciranno in ultimo a passare attraverso i propri spettri senza più perdere il fiato.
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