Siamo in Sicilia,
terra dura e incantevole, terra di forti contrasti e pulsanti passioni; capace di dare tutto il meglio e tutto il peggio. E' qui che si dipana la storia di un
uomo e del suo senso di colpa. La descrizione della terra e di chi la vive è una fotografia vivida, fedele, senza fronzoli. Tra le pagine l'animo dei personaggi è denudato, sondato fin nei più remoti anfratti. Quel roccioso senso di
colpa conduce l'uomo alla follia. Siamo spettatori di una viscerale passione e dell'incapacità di superare l'ostacolo dell'estrazione sociale differente. L'uomo non sa saltare l'ostacolo al pari di un elegante cavallo, preferisce gattonarvi sotto. Arriva ad uccidere, l'uomo, per questa travolgente passione che è desiderio cieco; un innocente paga per una colpa non sua. Presuntuoso è l'uomo convinto di potere controllare il corso delle cose e non sa, si ostina a non voler sapere che deve fare i conti con i moti dell'anima, con le spirali della mente che trascinano e inghiottono come un mare inferocito. Ha paura, l'uomo, di fronteggiare le proprie
passioni e si affanna a cercare vie di fuga, scaltre scorciatoie e così facendo da solo si incatena, da solo si smarrisce nei labirinti della disperazione e le ali di cera non possono bastare per trarsi in salvo da se stessi. L'uomo non sopporta il peso della colpa, vuole gridarla al mondo. Ha paura. Teme che tutti gli sguardi riconoscano in lui Caino. E' solo con la sua colpa, la ragione gli volta le spalle. Quell'amore, che ha adorato e insieme maltrattato, ritorna in lacrime al suo capezzale e si prende cura del guscio che rimane di colui che fu uomo, ma non trovò il coraggio di esserlo fino in fondo.
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