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Se una notte d'inverno un viaggiatore

Summary rating: 2 stars 28 Recensione
Autore : Italo Calvino
Review by : Paulina Spiechowicz
Visite : 1303  parole: 900   Pubblicato il: aprile 28, 2006
Scritto nel 1979, durante il cosiddetto ‘esilio parigino’, Se una notte d’inverno un viaggiatore rappresenta uno dei romanzi più maturi ed elaborati di Italo Calvino. La struttura polifonica tipica della narrazione moderna assurge in questo caso ad una composizione orchestrata non tramite la sovrapposizione di linee che vanno ad innescarsi nell’intreccio - seguendo un’unità tematica di base - ma tutto al più trova la sua linearità proprio nella frammentazione di quest’ultima. Ci troviamo in presenza di dieci incipit di romanzo intagliati all’interno di una cornice entro la quale si sviluppa il romanzo vero e proprio. Abbiamo quindi una pluralità di voci che vanno ad intersecarsi in una logica geometrizzante estremamente raffinata, elegantemente raccontata dallo stile inconfondibile di un Calvino assai attento alle nuove tecniche di composizione del romanzo in voga soprattutto nell’ambito francese durante gli anni sessanta. Non è questo il luogo per approfondire gli assunti di queste teorie, basti solamente citare alcune delle correnti che più hanno confluito nella costruzione del romanzo calviniano, tra cui merito notevole và sicuramente assegnato al gruppo fondato da Francoise Le Lionnais e Raymond Queneau denominato OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentiel). In secondo luogo ulteriore influsso hanno avuto pensatori quali Roland Barthes per quanto concerne la semiotica e Claude Levi-Strauss per il mito. In ultima istanza è importante non trascurare le innumerevoli riflessioni sul ruolo del lettore sostenute dall’estetica della ricezione, e in particolar modo dal tedesco Hans Robert Jauss e in Italia da Umberto Eco. Non a caso il protagonista per antonomasia è il lettore, lettore che è letto ed io lettore che leggo, quindi io metalettore. Sono in una stretta morsa dialogica direttamente con l’autore, il quale mi parla dandomi del tu, scaraventando ogni logica comune della narrazione tradizionale, ribaltandone i canoni e le aspettative. Scopro che è appena uscito l’ultimo romanzo di Italo Calvino, perciò dopo un breve giro all’interno della libreria, cercando di evitare di non perdermi tra gli innumerevoli scaffali che di volta in volta scorro con lo sguardo rintracciando i vari libri che dovrei leggere, libri che vorrei leggere, libri che sarebbe bello leggere se avessi altre vite e libri che non ho bisogno di leggere perché già dal titolo è come se gli avessi letti ecc. ecc, riesco finalmente ad impadronirmi di una copia di Se una notte d’inverno un viaggiatore. Appena posso inizio la lettura del romanzo, possibilmente comodo, di modo che nessuno possa distrarmi dalla lettura. Sono in una stazione di treni sconosciuta e tutto attorno a me è immerso in una fitta coltre di nebbia; le parole stessa tendono a sfumare assieme al personaggio con il quale vado percorrendo l’avventura di una notte nella quale mi trovo solo e con una valigia in mano, impaziente, in un piccolo bar dove tutti si conoscono e perciò salto ancora più all’occhio. Ma ecco che di punto in bianco la narrazione si interrompe e fa per ricominciare da capo, e mi rendo conto che non si tratta affatto di un’invenzione stilistica dello scrittore, ma di un blando errore di stampa. In libreria scopro di non essere stato l’unico ad avere questo inconveniente, una lettrice si trova nella mia stessa situazione, la vedo muoversi sicura tra gli scaffali, ha un non so chè di misterioso che mi affascina, mi lascia ammaliato. Riesco ad avere il suo telefono, prendo un’altra copia del viaggiatore e me ne torno a casa a proseguire la mia lettura. Me ecco che appena inizio a frugare con lo sguardo le parole incise sulla pagina mi rendo conto che non è affato lo stesso romanzo, ma è completamente diverso, ed anche questo – dopo avermi coinvolto abbastanza da essere impaziente di terminarlo – si interrompe. Così la lettrice inizia a far parte della mia storia, visto che certamente anche a lei sarà capitata la stessa sorte. In questa maniera d’ora in avanti mi trovo legato inevitabilmente alle vicende di questa figura femminile, della quale sono sempre più attratto, in balia di dieci incipit di romanzi incompiuti e apocrifi, i quali – attraverso i titoli – vanno a creare un unico romanzo. In tutto questo mi ritrovo a viaggiare per il mondo, sulle tracce del fatidico traduttore Ermes Marana, responsabile delle contraffazioni dei testi, e dove tutto l’intrigo viene a risolversi attorno alla figura di Ludmilla, per l’appunto la lettrice. Nonostante l’apparente sconquasso generale Calvino gioca magistralmente ad inserire ogni tassello della storia cercando – come un'equilibrista – di dare continuità e fluidità alla narrazione, mescolando stili letterari differenti e facendosi egli stesso autore apocrifo delle sue storie, nell’intento di scrivere tutte le storie di tutti gli autori possibili.

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