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Sommari e brevi recensioni

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La strada

di : sogno79     

Autore : McCarthy

“Si incamminarono nell’asfalto in una luce di piombo, strusciando i piedi nella cenere, l’uno il mondo intero dell’altro”.
Un padre e un figlio, percorrono stancamente una strada, lunga, irta, solitaria. Nulla a dargli conforto, niente colore, niente alito di vita. Loro due insieme, verso il mare dove sperano di trovare meno freddo, magari qualcuno.
Viaggiano, nulla da mangiare, niente con cui coprirsi, solo un carrello da supermercato dove mettere le poche cose che riescono a trovare in giro tra cenere e disperazione, dolore e morte.
Padre e figlio si ritrovano a vagare non scopriamo subito il perché del loro vagare sappiamo soltanto che il mondo in cui abitano è ricoperto di cenere, di morte. Non sappiamo cosa sia successo e non sapremo nemmeno fino alla fine del libro che cosa abbia portato questa oscurità sulla terra, sappiamo soltanto che il padre vuole difendere il figlio e il figlio il padre nel loro andare, nella loro ricerca di altri “buoni” che non hanno intenzione di ucciderli.
Questo è il libro di McCarthy La strada, la straziante realtà in cui si ritrovano senza volerlo senza un perché un padre e un figlio, di cui non conosceremo nemmeno il nome, scopriremo che la madre non ha retto alla situazione e che dei tre proiettili restati nella pistola adesso ce ne sono soltanto due e che lei non ha portato con sé suo figlio perché per lui sarà l’unica ancora di salvezza.
Un bambino, un bambino che vedendo il dolore tace spesso, niente dialoghi con il padre se non soltanto poche parole, si, no, sto parlando. Tutti i pensieri dell’uno o dell’altro li scorgeremo appena dai pensieri che hanno entrambi nella loro mente.
Devo essere sincera, io ormai ho letto parecchio di McCarthy, mi ha conquistata, ma questo libro lo trovo diverso, particolare, tra il silenzio e il nulla, tra la descrizione minuziosa come sempre nei suoi libri dei paesaggi, dei non colori presenti e dei pensieri, ti induce a fermarti, come per prendere un respiro, fermarti, sottolineare dentro di te delle immagini, delle riflessioni.
Come si fa a non tifare per entrambi che vagano senza scarpe, non mangiano da giorni quando arrivano in un posto che può essere tranquillo dove magari fermarsi ma non possono?
Come fare a non piangere quando il loro legame conosce delle avversità?
Come non farsi crescere dentro l’ansia e la paura delle loro sorte, e, quel bambino da solo troverà la via d’uscita? Troverà salvezza?
“Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te.”
Quante volte ognuno di noi durante una giornata non si ferma mai, non si dedica a nulla, sempre lo scorrere del tempo, del dover fare e del dover essere, apparire, ma quando ti ritrovi a capire che non hai nulla perché il dopo è presente, lo stai vivendo allora, forse ti rendi conto che hai sprecato del tempo.
È una riflessione questa che l’autore vuole portarci a fare, un’analisi della nostra vita, del nostro essere, è un po’ leggere dentro se stessi attraverso gli occhi del padre e del bambino.
Un binomio tra passato e presente, non futuro, perché il padre può ancora vivere di ricordi, può sognare sporgendosi da un monte di vedere un albero vivo, che dona frutti, che ha un colore, può ricordare il colore del mare, del cielo, dei momenti vissuti felici, gioiosi con le persone care o da solo, ma il bambino no, non può, può vivere solo di quelle cose che il padre gli racconta, che per non ricordargli che lui non ha la possibilità di scorgerle le sussurra appena o gliene racconta appena, il bambino non può conoscere perché tutto è solo cenere, aria stantia, vento che porta con sé solo cenere. Solo pioggia. Solo dolore. Niente colori.
Ma il bambino comunque spera, è questa la sua forza, è questo il messaggio finale, secondo me che vuole darci l’autore, non abbandonare mai la luce, quella luce che il padre e il figlio hanno portato insieme fin quando hanno potuto, quella luce che ha continuato a vivere con il bambino, la speranza.
“Che differenza c’è fra ciò che non sarà mai e ciò che non è mai stato?”
Pubblicato il: luglio 09, 2009
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