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Sommari e brevi recensioni

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Gordon Pym

di : snaporaz979     

Autore : Edgar Allan Poe

  Edgar Allan Poe, nel saggio “Filosofia della composizione”, rivelò che nel suo metodo di

scrittura aveva molta importanza “l’unità d’effetto”.
Precisamente, egli disse: “Se un’opera letteraria di qualunque tipo è troppo lunga perché la si legga in una seduta sola, dobbiamo rassegnarci a fare a meno dell’effetto, di enorme importanza, legato all’unità di impressione”.
Ecco perché Poe è un autore conosciuto principalmente per le sue opere brevi, come i racconti e le poesie.
Ma esistono delle eccezioni. La più clamorosa è il romanzo che ultimò nel 1838: il “ Gordon Pym”, conosciuto in altre versioni come “Le avventure di Gordon Pym” o “La storia di Gordon Pym” etc. etc.
La trama vera e propria inizia quando il protagonista s’imbarca come clandestino sulla baleniera Grampus, grazie all’aiuto del suo amico Augustus, figlio del capitano Barnard. I due amici hanno concordato di rivelare la presenza a bordo di Pym solo quando i tempi saranno maturi. Ecco che, nei primi tempi, il protagonista-narratore se ne sta nel suo nascondiglio ricavato nella stiva della nave, e Augustus gli porta i viveri e tutto l’occorrente. Ma presto Pym capisce che qualcosa di strano deve essere successo, perché il suo amico non va più a trovarlo e lui è vittima della fame, della sete e, soprattutto, della claustrofobia. Scoprirà infatti che c’è stato un ammutinamento da parte di alcuni ribelli dell’equipaggio, che poi saranno sconfitti anche grazie alla sorprendente apparizione dello stesso Pym. Ma i problemi non sono finiti, perché una tempesta riduce i quattro superstiti in fin di vita, distrutti innanzitutto dalla fame che li porterà addirittura a sacrificare uno di loro (scelto a sorte) del cui cadavere si ciberanno gli altri tre (è una delle scene più crude del libro, anche se l’autore fortunatamente la descrive sorvolando sui dettagli).
La situazione appare sempre più disperata, ma giunge in loro aiuto la goletta Jane Guy, salpata da Liverpool e diretta versi i mari del Sud. Qui Pym, assieme ai suoi nuovi compagni di viaggio, si spinge fino al Polo, dove nessuna spedizione era mai arrivata prima. Poi, fuggendo su una canoa da una tribù di selvaggi, terrorizzati da tutto ciò che è bianco, va incontro alla salvezza: la narrazione si interrompe con l’apparizione di un essere umano gigantesco il cui colore “era il bianco perfetto della neve”.
Proprio in questa contrapposizione fra bianco e nero, fra noto e ignoto, molti hanno visto il significato del libro. Forse ciò che vuol dirci Poe è che i selvaggi hanno paura della conoscenza (il bianco), mentre gli uomini di spirito come Pym, alter ego dello stesso autore, sono irrimediabilmente attratti da tutto ciò che è ignoto.
Detto questo, il romanzo non è certo perfetto: ci sono numerose digressioni di argomento tecnico-marinaresco, e altre in cui l’autore descrive in maniera minuziosa gli uccelli che incontra in quei paesi sconosciuti.
Si tratta di tempi morti che tolgono pathos ad una narrazione che in altri punti, invece, è avvincente e terrificante come solo la penna del grande autore statunitense sapeva essere.
Ma “Gordon Pym” è comunque da leggere, anche perché si dice che abbia ispirato classici del genere come “Moby Dick” di Melville. Inoltre, per quanto riguarda le pagine più noiose, potete sempre saltarle, appellandovi a uno dei famosi “Diritti del lettore” del decalogo di Pennac.


Pubblicato il: giugno 23, 2009

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