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Memorie dal sottosuolo

di : snaporaz979     

Autore : Fedor Dostoevskij

“Io sono una persona malata... sono una persona cattiva”. Con questo folgorante incipit si apre

“Memorie dal sottosuolo”, l’opera pubblicata da Fedor Dostoevskij nel 1864 (appena due anni prima di “Delitto e castigo”, che diede inizio alla stagione dei grandi romanzi culminata col celebre “I fratelli Karamazov”).
Di solito, nei libri che oggi si narrano in prima persona, lo scrivente cerca l’empatia col lettore, cerca di sedurlo, mentre il personaggio di Dostoevskij, il suo “uomo del sottosuolo”, si rivolge ai lettori consapevole di essere un tipo sgradevole, disturbante. Eppure, quanti di loro hanno confessato di aver riconosciuto una parte di se stessi in questo complesso e abietto personaggio! Anche su Internet i pareri che confermano l’identificazione si sprecano.
Il libro si divide in due parti: la prima, “Il sottosuolo”, è quasi tutta saggistica. Il protagonista ci espone le riflessioni sulla sua condizione “malata”, che ritiene tipica del diciannovesimo secolo. La sua patologia sta nella “consapevolezza potenziata”, nella tendenza ad addentrarsi fin troppo nei meandri del proprio animo (quel sottosuolo che successivamente Freud indicherà come “ inconscio”). Un’autoanalisi impietosa che lo rende inevitabilmente perdente nei confronti degli “uomini d’azione”, quelli per cui “due più due fa quattro”, e che non sono irrimediabilmente invaghiti del “bello e del sublime”. Sono tutte espressioni a cui l’autore ricorre più volte in questo primo capitolo, quasi come un ritornello ossessivo.
La seconda parte dell’opera, invece, è di tipo narrativo, e vale come esemplificazione dei concetti esposti precedentemente.
L’uomo del sottosuolo, che adesso ha quarant’anni, ricorda una sua esperienza accaduta quando ne aveva solo ventiquattro: l’incontro con alcuni vecchi compagni di scuola, coi quali, neanche a dirlo, aveva sempre avuto rapporti difficili. Durante una cena che funge un po’ da rimpatriata, il protagonista, non senza colpa, viene deriso e umiliato. Segue un maldestro tentativo di vendetta, che invece lo porta a incontrare Lisa, una giovanissima prostituta sulla quale vendicherà la sua frustrazione, diventando però una sorta di eroe agli occhi della giovane smarrita. Ma quando lei va a trovarlo a casa sua, e ne scopre la miseria economica e morale, gli getta le braccia al collo, ottenendo in cambio solo l’ennesima umiliazione. Lui le dà perfino dei soldi (cinque rubli), che la ragazza, con grande dignità, lascia sul tavolo.
Perché l’uomo del sottosuolo reagisce così all’amore di lei? Il critico Igor Sibaldi lo spiega affermando che lo fa proprio per rimanere un uomo “superfluo”, prigioniero dello stesso sottosuolo, rinunciando a quella felicità che Lisa gli offre ma che lui, ormai, non può o non vuole accogliere nella sua vita perduta.
Questo libro non è certo una lettura consolatoria, e non mi riferisco solo allo stile ossessivo della prima parte, davanti al quale il lettore è tentato di arrendersi, ma soprattutto al doloroso scavo psicologico e alla drammaticità di certe scene.
Tuttavia, se la lettura non è piacevole, è senz’altro necessaria: ci fa conoscere meglio noi stessi e la letteratura coraggiosa, quella che non resta in superficie e non si accontenta di risposte facili.
 


Pubblicato il: giugno 10, 2009

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