Il Fu Mattia Pascal è probabilmente il romanzo più noto di Luigi Pirandello - non fosse altro per il fatto che è il romanzo
pirandelliano che normalmente ci è assegnato da leggere alle scuole superiori.
Contiene in nuce i caratteri essenziale dell'idea artistica dell'autore: i suoi motivi sono molteplici, ma si raccolgono in unità e altrettanto unitari sono i prodotti della fantasia di questo grande artista.
Il problema dell'
identità, della persona che è una e anche una è la sua vita, quando invece le avventure che si vivono (o soltanto che si sognano) ci portano al di fuori di noi stessi. L'avventura supera il nostro essere così limitati, con un nome e una fisionomia che neppure ci siamo scelti. Troviamo il mondo già bell'e fatto, e dobbiamo adattarci. I personaggi pirandelliani sono tutte figure in lotta con il mondo; scoprono la precarietà di quel che è bello o buono, e dietro a tutto vedono il degradato, il falso, l'inganno, la necessità che obbliga a tradire gli ideali. C'è un'ironia amara e a volte feroce, che corre nelle vene di questi personaggi. L'autore è un grande analista della solitudine delle anime sensibili, riconosce le sfumature drammatiche che stanno ripiegate sotto uno spettacolo di farsa e comicità. Vede il contrasto e lo porta alla luce. La sua considerazione dell'essenza del comico è presentata nel saggio sull'Umorismo.
In questo romanzo, il giovane e tranquillo Mattia Pascal, vive una vita normale, condotta nella routine di una serie di scelte che compie in uno stato di quasi-incoscienza. Non è particolarmente felice, come non è particolarmente deluso. Un matrimonio sfortunato, problemi con la moglie e la suocera. Sopravvengono problemi finanziari. La salvezza assume una strana parvenza: si rinviene un cadavere in un fosso, durante l'assenza dell'uomo da casa. Il cadavere è riconosciuto come Mattia Pascal.
L'uomo, che intanto ha vinto una somma di denaro al gioco, decide di continuare a giocare con la sua vita. Accetta la parte che il caso gli ha assegnato: resta vagabondo in un limbo, in un'altra città e con un'altro nome.
Ma dopo un entusiamo iniziale, dovuto al sentirsi finalmente libero da quel che prima lo aveva oppresso, l'ex Mattia Pascal riflette sul suo essere provvisorio, sul suo essere un uomo che deve mentire necessariamente su sé stesso e il proprio nome. La vita gli si fa pesante, sente la necessità di aggrapparsi a qualcosa e non trova appigli. Una giovane donna gli regala un dolce affetto, ma lui non può avere una vita vera, e allora soffre.
Riprende la fuga, col risultato di tornare indietro. Tornando indietro, rinuncia ancora una volta ad essere quello che voleva essere.
Risultato amaro; l'uomo non può avere quel che gli spetta, perché nessuno glielo può dare. Mattia è stato arbitro del suo destino, e se ne accorge spontaneamente nel finale.
Marzio Valdambrini