Così parlò Zarathustra presenta la critica distruttiva e potente che
Nietzsche, anima arroventata del tardo
romanticismo
e stendardo del decadentismo più virulento, volge al Cristianesimo. La vita intera dell'autore, con tutte le riflessioni che ne hanno scosso e agitato lo spirito, è un confronto serrato coi valori della morale cristiana - come, del resto, un confronto con tutte le morali che a un uomo possono essere imposte.
Nietzsche ha affermato la morte di Dio, e l'epoca ha accolto questa voce. Morto Dio, restano però i suoi idoli, e cioé tutti gli specchi prodotti dall'uomo in cui Dio rifrangerebbe la sua forma, forse la sua sostanza (ma per Nietzsche è più un discorso di forma) e forse null'altro che ciò che gli uomini desiderano.
Resta l'uomo, insomma. E resta la morale cristiana, imbalsamatura ingombrante di qualcosa che oggi è polvere. E che fa, questa morale? Avvilisce l'esistenza dell'uomo, frena le sue passioni naturali, lo vincola a mille credenze e superstizioni, e infine decide il giudizio dell'uomo, che neppure può pensare da sé, senza concetti appresi o idee innate. Pur essendo morto, Dio lascerebbe l'uomo al suo guinzaglio. E l'uomo non sa da che parte girarsi.
Protagonista di questa grande parabola è Zarathustra, il predicatore persiano della trasfigurazione dei valori, che giunge in un mondo in cui tutto è segnato dalla morale cristiana. Zarathustra osserva la sofferenza degli uomini, dove questa sofferenza è conseguente all'applicazione delle leggi divine. L'opera del predicatore si volge in una strana maniera: egli vuole insegnare a rifiutare ogni predicazione, a rifiutare di credere a qualunque moralizzatore.
Una domanda che sorge, dalla lettura di queste pagine tanto ricche e appassionate, è: Nietzsche ha inteso distruggere la morale cristiana per sostituirla con una sua, nuova, morale? Oppure, ha semplicemente inteso distruggere la morale cristiana così come rifiuta ogni verità che eccede l'umano? Si ha l'impressione che l'autore sia rimasto oscillante per un lungo periodo fra queste due possibilità.
Fosse stato il primo caso, si scopre che il tentativo nietzscheano è stato un fallimento. L'autore e il suo personaggio non fondano proprio nulla: sono soltanto distruttivi, minano alla base ogni certezza, come quelle che hanno istituito la società del popolo cristiano. Fosse stato il secondo caso, ancora peggio: l'itinerario nietzscheano è - per usare la formula del grande studioso Hans Wolff - una "strada verso il nulla".
Eppure Nietzsche ha un effetto dirompente. E' forse l'autore che più ha segnato la cultura europea nel ventesimo secolo. La maggior parte dei filosofi del Novecento riprendono ed elaborano le sue tesi, e gli artisti se ne impadroniscono per creare nuovi orizzonti di rappresentazione. Non è erroneo affermare che Nietzsche fu, al pari di Stirner, un padre dell'ateismo contemporaneo che oggi è in auge.
Marzio Valdambrini