Arthur Schnitzler è uno scrittore che proviene dallo stesso ambiente che, all'inizio dello scorso secolo, ha prodotto una
quantità smisurata di fermenti creativi, di geni dell'espressione musicale e figurativa, di teorie scientifiche ed epistemologiche, nonché di narratori in vena di disquisizioni decadenti. Insomma, è un viennese.
Il suo eroe, in questo romanzo, è un Casanova vecchio e prigioniero del suo passato. Prigioniero cioè delle proprie memorie, di quel che è stato, del personaggio che si è costruito e della maschera che per tutta la vita ha indossato con successo. Le donne lo hanno vezzeggiato e hanno assecondato il suo egocentrismo, ma oggi quest'uomo è anziano e non ha più lo stesso successo. Le donne lo ignorano, i giovani lo irridono. Schnitzler ce lo descrive così: grigio, noioso, avido.
Il vecchio si invaghisce tuttavia di Marcolina, una giovane che è del tutto immune al suo fascino. L'uomo fa carte false pur di sedurla: deve ordire una serie di inganni, deve escogitare trucchi e nuove maschere per raggiungere il suo obiettivo, e questo grazie alla complicità del giovane Lorenzi, che è invece amato dalla ragazza.
In questo Casanova, che vive per ingannare il prossimo e gode solo nel raccontare i suoi tempi d'oro, l'autore ha voluto rappresentare il tipo d'uomo che rifiuta il trascorrere del tempo. Osservandolo, comprendiamo che questo rifiuto conduce al distacco dalla realtà, perché il protagonista vive e rimane sempre nell'ombra, e le sue stesse menzogne sono ciò che lo separa dalla vita reale. Casanova è prigioniero della sua immagine, anzi: è prigioniero dell'ombra di quello che è stato. Il contrasto fra l'immagine del passato e la verità dell'ora lo pone sotto il segno del ridicolo.
Romanzo senz'altro stimolante, scritto da un'abile scrutatore dei tormenti dell'anima dell'uomo d'oggi.