Negli anni ‘80 e ‘90 dalla penna di Benni sono usciti diversi capolavori surreali e/o fantastici.
Poi, con il nuovo decennio, una fase diversa sembra essere cominciata nella narrativa del “Lupo”, come lui stesso ama farsi chiamare dai suoi lettori.
Il nuovo corso appare più riflessivo, a tratti molto amaro, senza però perdere di vista la proverbiale ironia che è il vero collante di tutta la produzione dell’autore bolognese (che è anche noto giornalista satirico).
Tutto è cominciato con “Saltatempo”, romanzo del 2001, pubblicato come al solito per i tipi di Feltrinelli. È la storia di Lupetto, personaggio in parte autobiografico, che cresce nell’Italia della seconda metà del secolo scorso fra il suo nativo paese di montagna e la “Cittàgrande” (che poi sarebbe Bologna). Ma Lupetto non è un ragazzino come tutti gli altri: perché, nei primi capitoli del libro, lo vediamo ricevere un dono da un bizzarro dio pagano sorpreso durante un bisognino fisiologico all’aperto. Il dono è un “orobilogio”, ossia un orologio che ha il potere di mandarlo avanti o indietro nel tempo, a seconda delle necessità.
Il tema del viaggio nel tempo è un vecchio
topos letterario, ma il romanzo di Benni stavolta c’entra poco con la fantascienza: casomai è una di quelle trame che raccontano la storia di una società tramite la storia di un singolo (il protagonista). Assistiamo così alle trasformazioni economiche e culturali che hanno interessato il nostro paese dagli anni ‘50 in poi: il boom, l’industrializzazione, le rivolte studentesche e infine il terrorismo. Tutto questo mentre nella vita di Saltatempo c’è posto per gli amori, i sogni, le speranze e le disillusioni. Un romanzo di
formazione? Anche, ma Benni usa l’arma della
satira per denunciare, tramite una storia divertente, gli artefici del progressivo declino socio-culturale del paese.
Infatti alcuni criticano questo autore per la sua faziosità: della serie “piace solo a sinistra”. Io, come lettore, credo che non sia vero: un bravo scrittore, e Benni lo è senz’altro, è sempre politico ma mai “partitico”, e si rivolge a tutti. Leggere lo splendido “Saltatempo” per credere.