Non è certo facile avvicinarsi ad un libro che ha un titolo così forte. Immaginatevi in una libreria, piena, zeppa di libri.
Perché prendere in mano, perché portare a casa un libro che si intitola
Ragazze morte. Una copertina nera, scura con un viso pallido, sofferente, gli occhi chiusi. Perché comprarlo, perché leggerlo? Semplicemente perché è un bel libro, interessante, anche se certo doloroso, e scritto davvero bene dalla indocinese Nancy Lee. A lungo gli editori hanno evitato titoli così forti, la paura era che i lettori non li avrebbero accettati, avrebbero preferito altro. È così coraggioso e ancor più forte un titolo del genere.
Parla di donne Nancy Lee. Racconta una sequenza di storie collegate tra loro. La protagonista femminile cambia ad ogni storia, ad ogni racconto. L’elemento comune, che le collega, è sullo sfondo, anche se di certo inquietante. Emerge da un televisore, da una conversazione. È un serial killer che ha ucciso tantissime ragazze, decine. Seppellendo addirittura alcune di loro quando erano ancora vive. Ragazze comuni, normali. Sono riusciti a prenderlo, ma lui è scappato, è sfuggito, forse pronto a colpire di nuovo, ad uccidere di nuovo. Una persona all’apparenza normale, un dentista in pensione con la sua casa, il suo giardino. Una persona che si può incontrare davvero ogni giorno, con la quale ci si può fermare a parlare di ogni cosa.
E così ci viene il dubbio che forse l’abbiamo incontrato anche noi in uno dei racconti di Nancy Lee o forse addirittura in tutti. E forse, e questo fa male, una delle ragazze che abbiamo imparato a conoscere sarà la sua prossima vittima. Questo Nancy Lee non ce lo dice, lo lascia appena ai nostri pensieri, alla nostra immaginazione, alla fantasia di chi legge. Ma alla fine questo è appena, pur incredibilmente tragico, l’elemento che unisce le ragazze. Nency Lee ci racconta di donne, di ragazze. Un pugno di racconti, che sono storie di donne, un piccolo pezzetto della loro vita. Donne normali. Ci si può innamorare di loro, possono essere simpatiche o antipatiche, carine o noiose. Semplicemente ragazze e donne comuni, normali, nel senso nobile di questo termine. Sperando che mai possano incontrare quell’uomo.