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Il grande ritratto

di : baldo111    

Autore : Buzzati Dino
Il sogno di una fanta-donna. Da plasmare, ricostruire, rendere docile ad ogni proprio comando.
Sì.
Proprio così.
Ci deve essere una donna, rinchiusa in quella macchina.  Lassù in cima a quella montagna.
Il buon Ermanno Olmi, onesto e figura molto common people, matematico apprezzato, lo intuisce, sua moglie lo teme e la prorompente assistente Olga lo sa già senza saperlo. Lo si avverte nelle corde, lo si sente nelle vene, lo si scruta dall’alto di svariati, imperiosi, affastellati e perniciosi pensieri.
C’è una donna.
C’è la femminilità. O qualcosa che vi assomiglia, un odore che lo ricorda.
C’ è qualcosa dentro la macchina Numero 1, in quella zona militare 36, in questo progetto scientifico guidato dal noto e inquietante professor Endriade.
C’è la meccanizzazione di un desiderio impossibile, di una volontà folle che eppure aleggia dentro ogni maschio, albeggia ai primordi della vita razionale e va abbuiandosi quando i ricordi sfuocano e la vita, lenta, discende verso il suo naturale e poco amato termine.
Si tratta di congegni elettronici. Di piccoli dispetti, di birichini gorgoglii e di rumori di sottofondo certo robotizzati ma che sensualmente echeggiano maliardi ed innati volteggiamenti di sinuosità femminili.
C’è un dramma che vive, lassù sulla montagna.
C’è una prorompente ed eterna fisicità che si ribella in quel cocuzzolo adibito a centro sperimentale per realizzare misterici e misteriosi calcoli automatici che sconvolgeranno il destino prossimo dell’uomo, eruttati dal vulcanico scienziato Endriade, una moderna vulgata di classici e moderni predecessori di fattura letteraria, dal dottor Jeckyll al padre di Frankstein. Sfidare la natura cercando di adottare e padroneggiare l’ignoto, abilitando le proprie cervellotiche capacità per ridurre a pulsanti e meccanismi le nostre voglie più nascoste.
Le nostre seti di vendetta più torbide.
La volontà di possesso e l’ignavia che si fa coraggio.
Impegnare il proprio cervello e le proprie doti fanta-ingegneristiche per racchiudere in una macchina tutto ciò che si consideri utile o si necessiti di una lei.
I guizzi, i lazzi, i frizzi, gli sbalzi.
E racchiudere in un non so che di magico ed inquietante una fisicità esuberante e concupiscente, quella sì inclonabile e mai meccanica, in quanto legata ad un fattore che non si può sconfiggere, il trascendente splendore dell’armonia delle forme schiavo della caducità delle carni ovvero dominato dal lento inesorabile e continuo scorrere del tempo che passa.
Pubblicato il: novembre 30, 2008
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