"Vicino al cuore selvaggio". Un grande affresco che è un viaggio tormentato nell'infanzia irrequieta di una bambina, già
troppo adulta e alle prese con i grandi interrogativi metafisici della vita.
Il tempo, gli amori, l'infelicità e le piccole soddisfazioni umane, che sono una fiaccola subito dispersa dalla sua ombra e la notte... Ma la notte non cancella tutto. Rimangono le sue pulsazioni, i battiti delle cose che hanno fatto vibrare il pensiero di Joana, tutto ciò che l'ha circondata e che le ha rubato un po' di vita, un po' della sua energia, ma che sembra per lei il solo modo possibile per vivere senza rinchiudersi sotto una campana di vetro...
Il romanzo, la ricostruzione della giovinezza e della crescita della donna, è davvero il disegno di un grande ordine che va strutturandosi sempre di nuovo, in bilico fra continue minacce di caduta, e il piacere di scoprire la natura così umana e spontanea delle cose normali. Non c'è dramma, dietro alle cose che accadono abitualmente. Questo è un pensiero della ragazza; tutto diventa normale quando smette di apparire straordinario, e la ragazza è una ricercatrice distratta e inconsapevole dello straordinario. C'è in lei - forse per l'influsso dei suoi conterranei, imbevuti di magismo e credenze spirituali - una spinta al fatalismo che le fa proiettare la sua vita in un rigido schema di rapporti causali, a cui lei non intende per nulla ribellarsi. L'accettare la vita è un gesto di inaudita maturità, ove lei riconosce i nessi di questa nelle sue contraddizioni più minute e nascoste. La piccola Joana e l'adulta Joana: due figure che si sovrappongono in un quadro di grande profondità.
marzio valdambrini