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Sommari e brevi recensioni

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Teorema. Di Pier Paolo Pasolini.

di : ludovico     

Autore : Ludovico
Adagiarsi in luogo fresco a leggere un buon libro può essere un modo efficace, oltre che istruttivo, per superare la calura
dei giorni estivi. Chi ha il privilegio di godersi le meritate ferie dopo un periodo lavorativo o chi anche cerca solo un piacevole espediente per ingannare il tempo in attesa di rimettersi in attività quando il clima sarà più fresco può andare in libreria o in biblioteca o da un amico a procurarsi un libro. Un buon lettore non può non considerare l’ eventualità di accingersi a leggere un libro di Pier Paolo Pasolini. Teorema ad esempio è un romanzo scorrevole, veloce; sfogliandolo sembra di leggere la scenografia di un film. Teorema è infatti anche un film di Pasolini e il libro viene scritto durante la lavorazione di quest’ ultimo nel 1968. Il romanzo contiene oltre a numerosi insegnamenti che possono essere “carpiti tra le righe”, un analisi profonda della società, che è ormai sempre più capitalistica. La borghesizzazione a cui si va incontro soppianta i vecchi valori, la morale religiosa, che sopravvive ormai solo nei poveri ambienti delle campagne non ancora infestati dall’ industrializzazione, si sostituisce alla coscienza del materialismo. La conseguenza di questo processo sarà l’ annullamento dell’ uomo e delle proprie idee. La storia si svolge nella lussuosa villa di proprietà di una famiglia appartenente alla ricca borghesia milanese. Il romanzo si apre con delle brevi ma esaurienti descrizioni dei principali personaggi. Il padre (Paolo) è un imprenditore che ha dedicato la sua vita al lavoro e alla cura degli affari della sua azienda. La moglie (Lucia) donna ricca e perennemente annoiata. Il figlio (Pietro) è un liceale che si adatta  alla vita borghese. La figlia (Odetta), adolescente, cela deboli sintomi di insoddisfazione per la sua casta ma vive tranquilla le esperienze delle ragazze della sua età. La serva (Emilia) che farà una fine atroce, simboleggia l’ umiliazione e il sacrificio di chi non ha la dignità di un’ origine borghese.  L’ Ospite, un bellissimo giovane che a un certo punto irrompe nella vita monotona della famiglia instaurando intimi rapporti con tutti i suoi componenti. Quando l’ ospite lascia la villa, tutti i membri della famiglia cadono in uno stato depressivo da cui non sapranno uscire.  Ognuno di loro andrà incontro ad un cruento destino, l’ ospite ha saputo risvegliare in loro degli stati d’ animo che l’ appartenenza al loro ceto aveva soppresso, e quando egli è scomparso dalle loro vite si sono sentiti tutti persi, svuotati nell’ anima. Il racconto, di P. P. Pisolini, a mio avviso profetizza il raggiungimento di uno stato di solitudine dell’ uomo costretto inevitabilmente a dover “vagare nel deserto” senza prospettive.
Pubblicato il: agosto 14, 2008
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