Il tema dell'opera, come lo stesso autore dichiara, é il rapporto fra uomo e potere. Si
tratta ancora una
volta di un
romanzo in forma di variazioni, ossia il genere di romanzo che Kundera ha fatto suo, celebrandolo ai massimi livelli. Personalmente, trovo che il filo che lega le singole storie narrate sia molto debole. Ancora una volta domina il contesto socio-politico di una ex-cecoslovacchia intrigata nella rete oscura del regime sovietico, e dell'incertezza che i personaggi trovano a svolgere la vita quotidiana; ma non solo. Si tratta del tempo andato, di ció che rimane del passato e che si vorrebbe (o non si vorrebbe) far riemergere. Si tratta poi dell'assurdo e della malinconia di un'esistenza mediocre.
Pur non avendo una trama coerente e coesiva, il libro offre tanti spunti di riflessione, e per questo é a mio avviso interessante. Ci si possono trovare tante considerazione filosofiche critiche della societá contemporanea, ossia della cosiddetta societá postmoderna, che é contrassegnata dall'incapacitá di tirare le fila e riassumere ogni cosa sotto un qualsiasi "ideale" (che non sia un
ideale nichilista), dopo il fallimento di tutte le utopie.
Altre recensioni su Il libro del riso e dell'oblio