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La ragazza di Bube

Autore : Carlo Cassola
Summary by : Syssy
Visite: 8
parole: 900
Pubblicato il: aprile 29, 2008

Monteguidi, frazione di Colle, Val d'Elsa, Toscana, 1945:  qui vive Mara, una bella sedicenne, insieme alla sua modesta famiglia. Arturo Cappellini, detto “Bube”, il Vendicatore, è un ragazzo appena rientrato dalla “macchia”, ovvero dalle colline dove ha combattuto con i partigiani comunisti contro i fascisti e i tedeschi. Bube, di ritorno dalla macchia, vuole conoscere la famiglia di Sante, suo compagno di lotta e fratellastro di Mara, ucciso durante uno scontro tra partigiani e tedeschi. Conosce Mara e se ne innamora, così i due ragazzi si fidanzano, anche se Mara all’inizio non è troppo convinta.

Poco dopo il loro fidanzamento, Bube viene coinvolto in un omicidio. Nel paese di San Donatopoco egli accompagna alla Messa due suoi compagni, con le rispettive fidanzate. Il prete si rifiuta di fare entrare i ragazzi in Chiesa perché hanno il fazzoletto rosso al collo, simbolo di fede comunista. Interviene il maresciallo dei carabinieri, ne nasce un’accesa discussione, il maresciallo estrae la pistola e uccide uno dei due compagni di Bube. L’altro compagno a sua volta uccide il maresciallo e, nel frattempo, arriva il figlio di quest’ultimo che, vedendo i due ragazzi armati, scappa. Bube lo rincorre fin dentro una casa, fin sopra le scale e lo uccide con un colpo di rivoltella alla testa.

Questo episodio cambierà per sempre la vita di Mara e di Bube.

Con il consenso del padre di Mara, anch’egli di fede comunista, Bube porta Mara a Volterra dove vivono sua madre e sua sorella in una misera casa. Qui viene convinto dai compagni del partito comunista a nascondersi in un casolare disabitato della campagna toscana, per qualche giorno, insieme a Mara e poi a fuggire in Francia dove rimarrà per circa due anni. Nei pochi giorni trascorsi nel casolare, Mara e Bube vivono i momenti più teneri del loro amore, anche se entrambi non si rendono conto della gravità di ciò che è accaduto. Prima che Bube parta per la Francia i due ragazzi si giurano eterno amore.

Mara torna a Monteguidi, alla sua vita di sempre, dove non prova più piacere nei passatempi di un tempo: far ingelosire la cugina Liliana, civettare con Mauro, un suo vicino di casa, pensare alle prossime feste da ballo. Decide allora di andare a Poggibonsi, a servizio di una famiglia. Per circa due anni non ha notizie di Bube, il cui ricordo tende a sfumarsi. Intanto Mara conosce Stefano, un ragazzo di cui crede di innamorarsi e che ricambia il suo amore. Poi un giorno suo padre le porta la notizia dell’arresto di Bube alla frontiera, in seguito all’espulsione dei comunisti dalla Francia.

Intanto in Italia il 2 giugno del 1946 si è svolto il referendum per la scelta tra monarchia e repubblica, con la vittoria di quest’ultima. Mara sente suo padre parlare dell’amnistia concessa nel 1946 da Togliatti, capo del partito comunista, per i delitti politici, ma Bube non vi rientra in quanto il delitto che egli ha commesso non viene considerato “politico”. Il 18 aprile 1948 gli italiani votano per le elezioni del primo parlamento italiano, ma il Partito Comunista non ha la maggioranza e questo getta nello sconforto il padre di Mara e tutti gli amici comunisti di Bube. Poi un giorno, senza preavviso, il padre va a prendere Mara e la porta nel carcere di Firenze dove Bube è detenuto. Durante l’incontro con Bube è Mara la più forte, mentre egli non riesce quasi a parlare e piange sommessamente. Inizia per tutti un periodo di attesa prima del processo che si conclude con la condanna di Bube a quattordici anni di reclusione.

Mara prende la decisione più importante della sua vita e decide di rimanere fedele a Bube e di rinunciare all’amore con Stefano.

Il romanzo è ambientatato nell'Italia povera del dopoguerra, tra gente semplice e lavoratrice, in tutti c'è però la speranza nella rivincita della classe operaia, amaramente spezzata dal risultato delle prime elezioni libere del 1948.

Mara si trasforma da ragazzina frivola in una donna forte e coraggiosa, in un albero secolare dove Bube appoggia il suo capo stanco dopo anni di esilio e di prigione. Bube al termine del romanzo è un eroe stanco e disilluso, che rimpiange di aver capito troppo tardi di essere stato uno strumento nelle mani di altri. Anche il padre di Mara, comunista convinto, rimane disilluso dagli eventi della storia e la sua fede nel partito vacillerà sempre di più. Cassola al termine del libro farà pensare a Mara che nella sua vita non c'era mai stato niente di vero, che solo la sciagura che l'aveva colpita era vera, che solo i quattordici anni di carcere che doveva scontare Bube erano veri. Tutto il resto, la gioventù, la bellezza, l'amore non erano stati niente, tutto era stato una beffa e niente altro...

Con queste parole, secondo me, Cassola descrive anche la sua visione della Resistenza, prima entusiastica ed eroica, ma diventata poi un brusco risveglio nella realtà ancora confusa e incerta del dopoguerra, una beffa appunto e niente altro. Il romanzo termina nel 1958 quando Bube dovrà scontare ancora sette anni di carcere.

Lo stile è scorrevole e fresco, la lettura scivola via veloce.

Il libro fu pubblicato nel 1960 e con esso Cassola (1917-1987) vinse il premio Strega.


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