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La masseria delle allodole

Summary rating: 5 stars 1 Recensione
Autore : Antonia Arslan
Review by : elaran
Visite: 10
parole: 600
Pubblicato il: aprile 25, 2008

Esiste il diritto alla memoria? Esiste il diritto morale delle vittime ad essere ricordate? Io credo di si, Ma sembra che esistano diverse categorie di vittime, alcune più meritevoli di altre di compianto.  A ricordarci di un genocidio rimasto ai margini nella nostra coscienza storica è atonia Arslan con questo libro. Può sembrare un ricordo lontano, parliamo del 1915, ma è una questione attuale se si pensa al fatto che la Turchia che pretende di entrare in Europa ancora nega quei morti e conserva un articolo del codice penale col quale ancora processa e punisce gli intellettuali che ne parlano. Perché ammettere che il genocidio armeno è reato. Vi consiglio questo libro non per il suo valore letterario, ma per aprire uno squarcio sulla storia. Non è ben documentato e non troverete cronologie o fotografie, ma è la storia di una famiglia che ha vissuto quella tragedia. E’ il racconto della famiglia di Sempad il mite farmacista, la chiassosa moglie Shushanig, i tanti figli e le giovani sorelle Veron e Azniv così  bella da far ricevere il corteggiamento di un ufficiale turco. Tutta la vita della famiglia sembra essere protesa all’organizzazione del viaggio di visita da parte del mitico fratello Yerwant,  il medico famoso, l’italiano, quello che ce l’ha fatta, il più occidentale. Sembra che per Sempad sia una quasi vergogna essere armeni, o per lo meno un peso. Per il fratello fa progetti grandiosi, ordina ogni bene da ogni parte del mondo e spende fortune per rimettere a nuovo la masseria di famiglia. La famiglia vive tranquilla, ma incurante di ciò che avviene attorno. Sembrano quasi stupidi questi armeni. I segni di pericolo sono molti, premonizioni, allusioni ed avvertimenti di chi è vicino al potere, sguardi e malevoli allusioni. Poi ti rendi conto che non sono stupidi, sono ingenui. I ricordi dei massacri precedenti sono recenti, chi si aspetta che accadano ancora. E poi gli armeni sono ricchi e la loro borsa sempre aperta, come quella di Sempad così ossequioso e generoso per evitare problemi. Chi ucciderebbe la gallina dalle uova d’ora? I giovani turchi, per creare una grande Turchia solo per i turchi. Ma questo il mite e sognatore Sempad non lo può sapere e quando come tutti glia uomini viene convocato in prefettura pensa che sia solo per un’altra richiesta di soldi.


Il resto del racconto lo lascio a voi. Il linguaggio è particolare, non è scorrevole, ostico all’inizio, ma perfetto nel racconto dell’esodo perché è semplice perché fa una descrizione cruda dei fatti. Ci mostra la crudeltà per quello che è, un uomo suona ad una festa e viene sgozzato, una ragazza canta e viene decapitata, un bambino piange e viene infilzato, Niente pathos, niente ideologia di contorno, la Arslan ci descrive quanto è crudele l’uomo quando può dare sfogo ai propri istinti senza nessuna norma legale o sociale a frenarlo. Ci mostra però anche che vi sono persone che varie ragioni possono rischiare per salvare la vita agli altri . Ismaele la greca che presentiva lo stesso tragico destino, l’ufficiale turco innamorato, lo storpio afflitto dai sensi di colpa, e il prete che vuole riempire la propria miserabile vita. Leggete questo libro, non solo per interesse storico, ma anche per fare un viaggio nell’abisso dell’animo umano, vedete quanto può essere meschino e poi cercate nella vostra vita di allontanarvi il più possibile da esso, fatelo per amicizia, per amore, per dare un senso alla vostra vita.


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