I critici sono inclini a riconoscere in
Bohumil Hrabal due qualità: l'essere uno scrittore popolare che inventa storie originali,
e l'essere un intellettuale capace di riflessioni non banali. Raramente si incontra un autore che riesce ad essere queste due cose allo stesso tempo.
Questo è certamente il miglior libro di Hrabal, perché l'intellettualismo non annoia la lettura e perché la storia procede carica di pathos e di sorprese. Il
protagonista è un uomo come tanti, nella Praga occupata dai nazisti. L'uomo lavora come addetto al macero, in un deposito in cui si raccolgono i libri non graditi all'autorità straniera. Si raccoglie un po' di tutto, non soltanto i libri. In particolare, il piccolo uomo sente che lì si raccoglie la desolazione, la morte dello spirito che un tempo aveva animato la cultura della città, le carcasse e gli avanzi di un tempo felice. Le macellerie riversano cartoni di spazzatura, l'uomo vede la carta sporca di sangue e s'immagina quella distruzione di libri come un atto sanguinario. Il macero riempie la sua vita: l'uomo vive il giorno nel deposito, e la sera se ne torna nella sua piccola casa, che si fa sempre più piccola. Si fa sempre più piccola, perché l'uomo raccoglie e sottrae alla pressa distruttrice i libri che gli sembrano da salvare. Schiller, Shakespeare, Dante. Porta via tutto quello che può, e ne riempie la sua casa. Nel frattempo il tempo passa, e lui stabilisce una specie di convivenza con una giovane zingarella, che si stupisce di ogni cosa, con uno spirito infantile e commuovente. Commuove molto la scena in cui, da ultimo, l'uomo non trova più la zingarella. Questa è scomparsa, e l'uomo si dispera, fino a scoprire che la ragazza è stata portata via dai poliziotti nazisti, e destinata a un lager.
C'è una riflessione molto profonda e amara, sulle dimensioni del cielo.
Quel che si legge arriva al fondo del cuore, e fa piangere. L'uomo, la voce narrante, ci dice che questo cielo non è umano.
Il motivo finale è la rassegnazione, al termine di un'avventura amara, che conclude la storia col gesto disperato dell'uomo. Gli ultimi suoi pensieri vanno a quel che sarà, lui e il mondo, in un domani che adesso non sembra neppure pensabile. E intanto la pressa gli si chiude intorno.
La storia di quest'uomo, "erudito contro la sua volontà", che ha imparato ad amare i libri per caso, è anche la storia della cultura che sopravvive alla barbarie e alla violenza. La salvezza della cultura qui rappresenta la salvezza della libertà, e l'istanza della ragione. Salvare i libri dalla distruzione, per l'uomo, è una missione; soltanto da ultimo, quando la scomparsa della giovane amica lo ha sconvolto, egli si abbandona e sceglie la resa.
Non c'è pessimismo o senso di resa: l'uomo compie la sua scelta finale con coraggio e lucidità, quando sente che il tempo in cui vive non gli appartiene.
Si tratta, per noi, di un libro straordinario e unico, che prende il cuore del lettore e lo gonfia come un palloncino d'aria, fino al punto in cui il palloncino si buca e scoppia, lasciando il lettore turbato, ma cosciente di essere vivo e di avere tra le mani delle pagine piene di sentimento nudo e crudo.