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Sommari e brevi recensioni

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Billard Blues

di : mauro_meo     

Autore : Maxence Fermine
Strane cose sono i libri. Parole scritte per sempre, segni scuri su fogli bianchi. Se scampano al tempo, e ancor di più agli
uomini, davvero sono eterni, per sempre. Ma sono anche cosi fragili, parole, speranze, sogni, racconti di chi li scrive. Che poi diventano di chi li legge, filtrati dal proprio cuore, dalle proprie emozioni. Che cambiano col tempo, tanto che lo stesso libro può regalarci emozioni diverse se letto a distanza di tempo. Magari leggiamo proprio l’opposto di quello che voleva raccontarci lo scrittore. Ma è proprio questo il bello di un libro. Che è di chi lo legge, non di chi lo scrive. Dopo tempo ho ripreso in mano un libro di Fermine, Billard blues. L’avevo già letto, un annetto fa. Ho il vizio di rileggere spesso gli stessi libri, che sia un indice della mia innata indolenza? Ho l’impressione che ami i colori Fermine. La trilogia del colore, e poi il rosso di Opium e il blu di questo libro. Un bel blu, forte, carico. Come sempre, come le emozioni che riesce a darci. E sul blu della copertina una palla di biliardo che riflette un suonatore di blues. La musica è un altro dei fili che legano i racconti di Fermine. Spesso parla di musica. Ma ancor di più quello che colpisce, almeno me, è la sua ricerca della musicalità delle parole. Spesso le parole sono messe li apposta, cercate una per una, soprattutto in Neve e nei primi due racconti di questo libro. Ricordo che un anno fa era stata proprio l’atmosfera blues a colpirmi. Mi ero ritrovato indietro nel tempo, ai tempi dell’Università quando avevo scoperto i racconti dell’età del jazz di Fitzgerald. La stessa atmosfera strana, ovattata ma così reale. La voglia di vivere così legata al senso della morte. Mi aveva addirittura fatto riprendere i miei vecchi dischi di vinile di jazz, per una volta tanto il vinile è meglio del cd, almeno per una volta. Rileggendo adesso Billard blues il jazz è rimasto solo come un sottofondo. Lieve, piacevole e colorato, ma solo un sottofondo. Un gran bel sottofondo, ma solo un sottofondo. Ora è stata un'altra immagine a colpirmi, che in modo diverso poi ritorna in tutti e tre i personaggi che raccontano questo libro. Una palla di biliardo che passa a un millimetro da un’altra palla di biliardo. Un punto mancato. Una sconfitta. Mille volte si vince, mille volte si può perdere, vero Willie Hoppe? Ma non è questo che conta, perdere o vincere fa parte del gioco. Quello che conta è buttarsi. Rischiare. La vita è questo. Chi non si butta magari non perde, ma non vince neppure mai. Chi si butta può perdere, ma può anche vincere. A volte basta un millimetro, si può fare punto per un millimetro o si può perdere la partita più importante della vita. Chissà quante volte per un millimetro abbiamo perso l’occasione della nostra vita, quante volte abbiamo perso amici, occasioni, donne. Ma non si può avere paura di questo, cercare di contare queste occasioni sarebbe come cercare di contare le gocce di acqua nell’oceano. L’importante è buttarsi. Provare quel colpo senza paura di quel millimetro. Si può perdere, si può vincere, l’importante è provare. E quando si perde si perde solo per colpa nostra, siamo noi a sbagliare quel tiro, quel colpo, ma almeno non dobbiamo rimpiangere nulla, non possiamo avere rimpianti.Billard Blues sono tre racconti, la storia, la vita di tre persone. Attimi di vita, momenti indimenticabili. Tre racconti, tre uomini che vivono fino in fondo la loro vita, almeno ci provano. Willie Hoppe che tenta un colpo impossibile in una sfida da sogno con Al Capone, capite una sfida che può valere la vita. Ma quel colpo deve essere tentato, è troppo bello per lasciarlo solo all’immaginazione. Max Coleman, un sassofonista ubriacone che per una notte suona per una donna bellissima, Diana King, che per una notte s’innamora di lui, che per una notte intera fa l’amore con lui. Una notte sola, ma vale la pena vivere tutta la vita per una notte così, salvo poi risvegliarsi dal sogno al mattino: “Questa resta la più bella storia d’amormancata della mia vita, ho sbagliato tutto, ma almeno ne valeva la pena”. Willcox, un giocare di poker che in una sola partita si gioca i soldi di una vita. Ma che importa, la vita va vissuta, una partita così vale la vita. La vita senza partite così sarebbe inutile, che senso viverla? Forse non era questo che Fermine voleva raccontare, forse era altro, sicuramente era altro. Ma questo è quello che è rimasto a me leggendo questi racconti. In fondo quello che importa a me è questo, quello che mi è rimasto, non altro.
Vale la pena rischiare, vale la pena provare a vivere il proprio sogno. “I sogni vanno vissuti fino in fondo con coraggio. Alla fine del sogno ognuno di noi ha la sua realtà. Ha la sua Pauline. Il suo sogno”.... ma questa è un'altra storia...un altro libro...  
Pubblicato il: dicembre 18, 2007
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