Fine Luglio 2007. E' un'afosissima giornata che mi vede entrare nella libreria Feltrinelli. Nello scaffale dei più venduti fa bella mostra di sé
Mille splendidi soli, ultimo successo di Khaled Hosseini, come recita la striscia di accompagnamento, 700.000 copie nel mercato italiano. Incuriosito, leggo la trama e poi le note biografiche dell'autore: medico negli States, figlio di rifugiati afgani, ha scalato la classifica con il suo primo libro,
Il cacciatore di Aquiloni. Un istinto affinato dall'abitudine alla lettura mi dissuade sovente dal prestare fede ai successi commerciali, ma decido ugualmente di comprare il primo romanzo.
Si è giusto alle prime battute, di fronte alle quali il lettore si muove cautamente, per entrare nel vivo della scena, quando ci si accorge subito di esser proiettati in una realtà lontana dalla nostra ma affascinante, l'Afghanistan, Paese spesso dimenticato dalla comunità internazionale e riportato agli onori della cronaca solo a seguito della guerra condotta contro il
regime talebano.
Nel tumultuoso susseguirsi degli eventi storici afgani, il
golpe, l'invasione comunista, i rivolgimenti tra fazioni
mujaheddin, il regime
talebano e il suo rovesciamento, si dipana la vicenda esistenziale di Amir.
Amir conduce una felice infanzia, ovattata dagli agi di una
vita borghese condivisa con l'inseparabile amico fraterno Hassan, figlio del domestico di etnia
hazara. Mentre i fotogrammi di una Kabul occidentalizzata, città serena e opulenta in cui si può ancora giocare a cacciare gli aquiloni, ci scorrono davanti agli occhi, il presentimento di nubi all'orizzonte si concretizza in un evento sconvolgente che cambia la vita ad Hassan e che vede coinvolto lo stesso Amir.
Le due esistenze si separano, ma qualcosa di profondo lega i due binari destinati a divergere per sempre: la necessità di rimediare al male, di riparare l'errore che aveva infranto l'idilliaca infanzia, turbando il processo di maturazione del giovane Amir, che vedremo adulto e integrato in una nuova realtà.
Ha saputo sorprendermi l'intrecciarsi della vicenda personale con quella storica dell'Afghanistan. L'avvenimento getta infatti una luce oscura sul triste futuro di quel Paese; i suoi pesanti effetti non tarderanno a farsi sentire sino ai nostri giorni, seguendo le linee di una architettura circolare sapientemente costruita e arricchita da un colpo di scena.
Un'agnizione che lascia senza fiato anche il più equilibrato lettore...
Altre recensioni su Il cacciatore di aquiloni