“ Il fu Mattia Pascal” è un romanzo di Luigi Pirandello pubblicato per la prima volta a puntate su “La nuova antologia” e
in seguito in un’unica raccolta; è una vicenda paradossale che vede la luce partendo dalle considerazioni pessimistiche che Pirandello fa della vita. La concezione della società appare fortemente condizionata dalla malattia mentale della moglie, malattia che nelle speranze dell’autore dovrebbe scomparire restituendogli la donna amata. Vivendo la vita nella vana speranza di questa guarigione egli elabora l’idea dell’uomo come di un essere inserito in un contesto (la società appunto) all’interno del quale non ha che 2 possibilità: conformismo o solitudine. Inutili sono tutti i tentativi di sfuggire a questi schemi poiché in ogni caso l’epilogo sarà quello di dover scendere a compromessi o isolarsi dal resto del mondo.
Tutti i tentativi di liberarsi dalle maschere ed emergere come diversi, autentici rispetto agli altri falliscono miseramente ed ogni uomo che vi tenti è
costretto a rinunciare rientrando negli schemi; questo è ben visibile in quest’opera.
Mattia Pascal cresciuto nell’agio e benessere, vive in Liguria all’interno di una famiglia i cui redditi derivano dall’eredità ricevuta dal padre e gestita da un amministratore che con le sue operazioni disoneste sta conducendo inesorabilmente verso la rovina. Dopo aver avuto una relazione con la figlia dell’amministratore Mattia scopre di aspettare un figlio da lei ed è costretto a sposarla tuttavia, la morte della bimba e il tracollo finanziario lo costringono a rimboccarsi le maniche e cercare un lavoro che, con l’aiuto di un amico troverà presso la
biblioteca.
Questa vita non lo soddisfa ed è costretto a barcamenarsi tra il lavoro, la moglie e una suocera meschina che lo mortifica e rende la sua vita repressa, angosciata, tormentata e infelice.
Come uscire da questo girone infernale? L’unica soluzione sembra quella di abbandonare tutto, scappare, ed è così che in lui si fa strada l’idea di fuggire lasciandosi tutto alle spalle e cercare fortuna a Montecarlo dove, improvvisamente, la vita torna a sorridergli e al casinò riesce a vincere una somma notevole. Questo colpo di fortuna lo convince a ritornare a casa dalla moglie e dall’odiata suocera di cui potrà finalmente vendicarsi, ma soprattutto, con i soldi accumulati potrà riscattare la proprietà appartenutagli precedentemente.
Preso il treno si trova però di fronte a un’orribile o forse insperata sorpresa; leggendo un giornale scopre che Mattia Pascal non esiste più, è stato trovato infatti morto e il paese intero ha riconosciuto il suo corpo in quello di un’altra persona. Accolta dapprima con disperazione la notizia si trasforma presto in una nuova fortuna perché la prospettiva di reinventarsi una seconda vita, viaggiare e ricominciare in un luogo dove nessuno lo conosce appare allettante. Detto fatto; cambia il suo nome in Adriano Melis, viaggia e infine stabilisce il suo domicilio a Roma dove conosce e si innamora (ricambiato) di Adriana. Speranze e illusioni svaniscono però quando acquisisce la consapevolezza di non poterla sposare perché non iscritto all’anagrafe e il non poter denunciare una truffa subìta lo riporta bruscamente alla realtà….lui non esiste! E’ solo una sua creazione.
Arrivato a questo punto non può fare altro che tornare alla sua vecchia vita, così finge un suicidio e torna dalla moglie.
Anche questa volta le cose non vanno come avrebbe sperato così ritrova la moglie sposata a un altro (un amico) e con una bimba di due anni; in paese nessuno lo riconosce, neppure il prete e amico don Eligio (anche se invece gli dirà di averlo fatto immediatamente) che nel frattempo ha preso il suo posto alla biblioteca.
Il resto della sua vita scorrerà da qui in poi di nuovo nella biblioteca, ad eccezione delle uscite per omaggiare la tomba del povero fu Mattia Pascal ma soprattutto scorrerà osservando la vita degli altri e scrivendo la sua avventura.