Se qualcuno di noi, in una sera d'inverno, ha davvero voglia di scorgere dove può condurci ragionare sulla nostra umanità, è il caso che legga questo libro, e che se lo tenga buono anche per qualche sera della bella stagione, se proprio non ci va di divertirci per forza.
Sto parlando di "La possibilità di un'isola" di Michel Houellebecq.
Questa è la
storia di un comico, senza scrupoli bipartisan, che spara a zero sui vizi e i conflitti della nostra società, di un comico e dei suoi cloni.
Già, perché la storia di "Daniel1" viene letta e chiosata dai suoi cloni, che vivono un'esistenza senza pene e senza amore, sicuri che la morte non costituisce più la barriera e la molla di ogni cosa.
Tra Francia e Spagna, la
vita di Daniel è costellata dai suoi successi sul palcoscenico e dall'ossessione per il decadimento fisico, tema questo caro a Houellebecq già in "Le particelle elementari": incontra Isabelle, la capo redattrice di una rivista il cui scopo è "produrre degli eterni KIDS", la sposa, ma l'amore finisce presto, in concomitanza della trasformazione
fisica di lei, diventata grassa e rubizza; si avvicina per caso alla
setta elohimita, che promette la vita eterna attraverso la clonazione dei suoi adepti, e, sullo sfondo di questa utopia, da lui abbracciata solo quando gli muore il cane amatissimo, Fox, si muove la sua ultima e accesa passione, Esther, attricetta meravigliosa che lo riporta, ultraquarantenne, ad una giovinezza insperata.
In una convention religiosa
elohimita assiste alla reincarnazione del profeta della setta, in realtà ammazzato brutalmente da un fidanzato geloso e fatto sparire nella bocca di un vulcano, e alla costruzione di una menzogna che porterà la setta a primeggiare nel mondo, un
mondo che ancora non sa della sua distruzione fisica e morale e dell'isolamento dorato, perché eterno, cui saranno condannati i suoi abitanti. Esther lo lascia, dopo qualche tempo Daniel si uccide. Uno dei suoi cloni, parcellizzato in zone di non contaminazione umana, dopo aver letto la sua storia, scappa dal suo destino immortale e va incontro alla vita vera, conoscendo la dimensione della "possibilità" e della finitezza, la più bella e tragica delle dimensioni possibili.
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