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Il fantasma di Trieste

di : Emanuele     

Autore : Enzo Bettiza
Questo romanzo è senz'altro da leggere.
Enzo Bettiza sa descrivere, con uno stile che ricorda i romanzi psicologici
di Italo Svevo, l'ambiente triestino, istriano e dalmata degli inizi del 1900, prima che la grande guerra sconvolgesse gli equilibri politici della zona.
Le vicende sono narrate attraverso la biografia di Daniele Solospin, un triestino dell'epoca, ma il titolo non deve trarre in inganno, perché non si racconta solo di Trieste. Tramite le storie dei personaggi, si parla anche dei serbi e della loro religione ortodossa (la balia), degli sloveni (il medico Janovich), dei dalmati (il capitano di una piccola barca da crociera), gli ebrei triestini (l'artista Pfeffer), i funzionari austriaci (il nonno, giudice dell'impero), e gli irredentisti italiani (lo zio).
Forse, l'anima della città è proprio questa, una mescolanza di tutte le nazioni, con un'armonia che l'odiata/amata Austria in qualche modo è riuscita a mantenere in pace per lungo tempo.
Bettiza è nato a Spalato, e conosce bene la mentalità dei popoli di confine. Il pregio di questo romanzo è che riesce a rendere partecipi, per un istante almeno, anche i lettori che per circostanze meramente geografiche, non hanno mai avuto alcun dubbio a quale identità nazionale appartenere.
Forse la parte più bella del romanzo, è la descrizione della riunione dei rivoluzionari, diversissimi tra loro, ma accomunati dalla voglia di libertà dall'impero. Quando uno dei partecipanti, invoca al diritto della nazionalità dei 13 popoli che formano l'Austria-Ungheria, il medico Janovich, con funesta preveggenza, paventa il terrore di una barbarica nevrosi nazionale, dichiarando comunque di non esser sicuro a quale di queste nazioni apparterrebbero i triestini, mescolati oramai da secoli.
Tecnicamente, la parte meno riuscita invece, è forse il continuo alternarsi tra la narrazione in terza persona per mezzo di un cronista fuori campo, e quella in prima persona, dal punto di vista del protagonista. Pur se quest'ultima è sempre evidenziata tra virgolette, il lettore fatica molto al continuo cambiamento di registro e non riesce ad assaporare la storia come meriterebbe.
Per concludere, può sembrare strano che il libro sia stato pubblicato per la prima volta nel 1958, quando le ferite della seconda guerra mondiale, erano ancora aperte e tragedie come i massacri e l'esilio erano ancora attuali. Forse quelle tragedie erano appunto troppo recenti e l'autore pubblicherà solo nel 1996 un altro romanzo dal titolo: Esodo.
In ogni modo, conoscere il passato può aiutare a capire (senza mai giustificare però) quel particolare periodo storico che ha portato tanti lutti ai popoli nati nella zona di confine tra le genti mediterranee, slave e germaniche.
Pubblicato il: gennaio 16, 2006

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