IL QUADRO
DELLA FOLLIA di Rock Hudswed
Guardai ancora i piccoli segni serrati frettolosamente scritti sul foglio e mi
parve che tutte quelle linee vibrassero, incitassero a far presto: “ Scongiuroti nostra antica amicizia raggiungermi subito stop
Pedro”
bisognava affrettarsi. Partii per Osterdich. Quando raggiunsi a notte alta la lontana località perduta tra le vigne e gli ulivi, ebbi un brivido di paura e di freddo. Quel brivido misterioso si comunicò ai miei nervi eccitati, mi strinse come in una morsa. Per raggiungere l’antica villa di Pedro de Domingues occorreva inerpicarsi per un'erta e stretta salita, non accessibile ad alcun mezzo di locomozione eccettuato il mulo. Pedro non aveva mai voluto - per chissà quale misteriosa ragione - far costruire la strada al fine di rendere più agevole l’accesso alla villa. L'abitazione di Pedro si trovava su un ammasso roccioso sovrastante la linea ondulata delle colline che facevano da sfondo. Dopo circa mezz'ora di cammino bussai alla pesante porta di rovere su cui era inciso lo stemma dell'antica famiglia patrizia. Quasi istantaneamente mi fu aperto. Subito una voce mi disse:
-L’aspettavo. Con il signore finga di essere capitato qui per caso... Il telegramma l'ho mandato io. Era necessario... Poi spiegherò tutto.
Michael, il maggiordomo, mi precedette, dopo il mio cenno di assenso, lungo un cupo corridoio dalle alte volte. Salii una scala dai gradini smussati, corrosi e mi meravigliai che Pedro, nonostante la sua ricchezza, avesse lasciato andare alla malora quell'edificio seicentesco.
Sulla soglia
della grande stanza da letto, Michael disse, con voce impersonale:
-Una visita inattesa, signore… Una visita che le farà piacere...
-Avanti.
Nel mezzo della stanza c'era un tavolo massiccio, attorno alle pareti alcune panche inchiodate secondo l'uso antico e in un angolo, a poca distanza dalla finestra, un letto monumentale sormontato da un colossale baldacchino.
- Pedro! - esclamai.
Il mio amico aveva un viso pallido, affilato e quasi trasparente, su cui spiccava la corta barbetta nera e il folto ciuffo dei capelli scomposti. Gli occhi grandi, profondi, incavati nelle orbite, avevano uno sguardo strano. Quel viso mi fece paura. II corpo di Pedro ebbe un brivido lungo, sottile, i suoi occhi si chiusero un momento. Poi si riaprirono, mentre con la mano scarna mi faceva segno di sedere.
-Non sono malato... Sono i medici che mi costringono a letto... Io sono forte... È il lungo riposo forzato che mi ha fiaccato... Sapete che cosa dicono di me? che sto per impazzire. Un'assurdità. Non credono a quello che dico, a quello che dico di vedere: una fanciulla bellissima, un'apparizione divina, una bellezza sovrannaturale... E vedo la macchia orribile... l'impronta sanguinosa della mano aperta sul petto ... io lo so... Io so dov'è rinchiusa.. Ed è inutile che mi tengano qui legato. lo fuggirò, riuscirò a fuggire... Ella mi chiama... Devo andare da lei...