• Registrati
  • ‎Cos'è Shvoong?‎
  • Accedi
    Accedi
    Memorizza il mio nome utente Hai dimenticato la password?

Sommari e brevi recensioni

.

Homepage Shvoong>Libri>Horror>Il terzo occhio di Satanael

.

Il terzo occhio di Satanael

di : BissoliSergio     

Autore : Doroty St. Cross
DOROTHY ST. CROSS
IL TERZO OCCHIO DI SATANAEL
D'improvviso il sole si spense, nel cielo, e il freddo calò sulla
terra. Col buio glaciale e terrificante.
Alcuni lampi furiosi squarciarono l'aria, ma nel cielo  (che solo pochi attimi prima era limpido) non s'erano addensate le nubi.
La lingua di fuoco strepitò ancora e guizzò alta, quasi a squarciare la tenebra improvvisa.
Un grido si alzò dalla folla muta.
« Dalle la vita, Satana, dalle la vita! ... ». Disse la voce tenebrosa e la folla fremette...
Una risata glaciale partì dalla lingua di fuoco, dal rogo eretto dal popolo a Welda, la donna maledetta.
Poi il fuoco si spense.
Le catene si spezzarono e le braccia della strega si alza­rono al cielo.
« Maledetti! Maledetti!, gridò Welda; il mio Signore vi distruggerà... ».
La folla era atterrita: le donne s'erano gettate a terra, strappandosi i capelli e urlando...
Mentre gli uomini fuggivano, cercando di trascinarle. Ma esse parevano attaccate a quella terra, che le recla­mava...
« Maledetto! >>,  gridò Welda agli occhi glaciali di Tho­mas Ravel, l'inquisitore.
Ma Thomas assisteva immobile alla scena.
I suoi occhi freddi non parlavano, nè potevano dire più della loro sete di sangue, della loro bramosia di cieca, ter­ribile giustizia...
Quante streghe avevano salito il rogo dell’inquisitore Thomas Ravel? Duemila?... Tremila?... Non lo sapeva. Ma quante erano state, tante erano anche le terribili maledizioni a lui, a Thomas Ravel.
Il fuoco aveva sempre fatto tacere le grida... La morte aveva sempre detto 1'ultima parola.
Ma il cielo non si era mai oscurato, nè le catene s'erano spezzate... ...nè il fuoco s'era spento... Nè la vita, il trionfo
del male, aveva detto l'ultima parola.
Una maledizione che era anche una sfida. Welda, la sua ultima vittima, era incolume. E la minaccia terribile dei suoi occhi, e delle sue mani protese, giungeva a lui...
Thomas Ravel alzò la mano destra e disegnò nell'aria un segno di croce. Si udì una risata terribile, ancor più lacerante...
E Thomas Rave1 cadde al suolo. Mentre il cielo tornava sereno.
*****                       *********                                     ********
Era un nuovo giorno. Sulla piazza, miste alla fan­ghiglia che la pioggia vi aveva depositato nella notte, le rimanenze dei tizzoni e della cenere. II rogo era tutto consumato lì...
Thomas Ravel aprì con violenza le persiane e si fece alla finestra. Le strade erano semideserte, le porte e le finestre erano serrate.
Il silenzio stava passando per la piazza.
L'occhio di Thomas Ravel fu al centro della piazza, sul groviglio di cenere e fango.
Cercò di rammentare. Si portò le mani alle tem­pie e cercò in se stesso.
Poi, con gli occhi sbarrati, rammentò.
Trattenne a forza un grido di terrore. Non poteva essere:.. Non poteva credere... Sentì le tempie bat­tergli forte, con impeto...
********                                 ***************                                      ****
S'avvolse nel mantello e scese. Incontrò il mag­giordomo sulle scale.
-         Che è accaduto ieri, Otto?... Che è accaduto...?
Il maggiordomo lo guardava esterefatto. In tanti anni, tantissimi anni, non aveva mai visto il suo si­gnore, l'inquisitore Thomas Ravel, tanto sconvolto.
- …Siete svenuto, monsignore... E i domestici vi hanno portato al palazzo…
- Sono svenuto, sì... Ma... cosa è accaduto... prima...
- Prima, monsignore, - il vecchio maggiordo­mo teneva la testa abbassata; - non è accaduto nulla di particolare... C'è stata l'esecuzione di quella stre­ga e...
-         E cosa è accaduto?
-          Nulla, monsignore. Il fuoco ha fatto giustizia, come sempre. Solo che voi siete improvvisamente svenuto...
Thomas Ravel lo fissava.
Poi, con uno scatto improvviso, lo colpì al volto, violentemente.
-         Cane, tu menti! gridò, e si precipitò giù per la scalinata, con tanta furia che per poco non cadde.
Alle sue spalle, quasi echeggianti il ritmo dei suoi passi furiosi, si ripercuotevano i tonfi del corpo di Otto che esanime precipitava.
Fuori era freddo, del freddo proprio di un cielo sereno ma distaccato, lontano dall'ansia degli uomini.
Thomas Ravel si precipitò al centro della piazza.
 Schiacciò col calcagno i tizzoni spenti del rogo e si guardò attorno, con furia.
- Strega maledetta, imprecò, maledetta Welda, dove sei?... Vieni, vieni e mostrati, se hai coraggio, figlia di Satana!
Le sue grida si ripercossero fredde sui muri grigi delle case basse che limitavano la piazza.
Si udì un profondo boato, e le grida dell'inquisi­tore furono coperte... Nessuno era attorno.
E nessuno vide.     .
Ma Thomas Ravel al suolo, morto. Indubbia­mente morto.
*****                         ****                              *****
Gli avvenimenti sono precipitati, e il ricordo di Welda, la strega salita al rogo di Thomas Ravel, l’inquisitore, è confuso nel tempo, nei due secoli che da allora sono trascorsi.
La brulla provincia di Normandia mostra le sue ossa, nelle pietre secolari che affiorano dal terreno arso, su cui cresce aspra la vite, dalla quale i conta­dini traggono ragione di lavoro e di vita. Gli anziani hanno scolpito nella mente la tradizione che i loro padri gli hanno tramandato, ma non parlano facil­mente delle – cose-   che essi solo conoscono e che hanno timore di narrare agli stessi figli.
Ma nella triste e brulla provincia di Normandia, al centro di una vasta rada piantata a viti, c'è una piccola città morta. Con dimore antiche di secoli, dimore tetre, abbandonate. Case patrizie accanto a dimore plebee.      
Pubblicato il: novembre 18, 2008
Valuta questo abstract : 1 2 3 4 5

Bookmark & share this post

Le persone che hanno letto questo abstract hanno letto anche:

.