In un libretto appena pubblicato con un titolo originale, “Vado e vengo da voi”, tratto dal Vangelo di
Giovanni (Gv 14,28), sono stati raccolti i messaggi, i discorsi e le omelie di Papa Joseph Ratzinger del periodo 16-26 marzo 2008 (Settimana Santa compresa) (Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2008, prima edizione). Particolarmente accorate si dimostrano le parole pronunciate durante la Santa Messa del Crisma (Giovedì Santo 2008), in cui il Pontefice illustra il ruolo del
sacerdote e la sua fondamentale e insostituibile
mission. Certo è inevitabile che, vedendo i Seminari deserti, ci sia chi suggerisce di abbandonare tempestivamente la strada vecchia per intraprenderne una nuova, riformando così un modello ereditato dal passato remoto, assurdamente ancorato a un mondo che non esiste più! Ma il Papa tedesco non è affatto di questo parere e sul tema si dilunga alquanto, occupando diverse pagine dell’opuscolo sopra indicato. Occorre ripartire dalla Bibbia, addirittura dall’Antico Testamento, a Suo dire, per riscoprire le radici della nostra fede, quindi anche il significato più profondo del sacerdozio: nato come vero e proprio servizio e affidato ad una delle dodici tribù di Israele (i leviti), a vantaggio dell’intero Popolo di Dio. A questo proposito, è importante ricordare la figura di Isaia che, alle suppliche del Signore, “Chi manderò e chi andrà per noi?”, risponde offrendosi immediatamente, coraggiosamente e totalmente, con una dichiarazione incondizionata: “Eccomi, manda me!” (Is 6,8). Questo è richiesto ad ogni
prete cattolico, che deve dare una testimonianza verace a parole e a fatti: deve imparare a “stare in guardia di fronte alle potenze incalzanti del male…dritto di fronte alle correnti del tempo. Dritto nella verità. Dritto nell’impegno del bene.” (ibidem, pag.27), sopportando pazientemente gli inevitabili disagi, i dolori e le persecuzioni, in quanto essere sacerdote significa essere “disposto ad incassare per il Signore anche oltraggi” (ibidem, pag.27). Il Santo Padre ha sottolineato, altresì, l’importanza dell’“arte del celebrare”, in cui non deve esserci mai nulla di artefatto, e che “Deve diventare una cosa sola con l’arte del vivere rettamente.”, vincendo le tentazioni del maligno, che cerca di allontanare ogni essere umano da Dio, con l’inganno! È chiaro che non sono parole facili, d’altronde sono finalizzate a scuotere e a spronare i ministri della Chiesa Cattolica, che devono essere sempre e comunque impavidi, retti, zelanti e amanti della verità: consapevoli di essere stati chiamati a vivere la propria vita alla presenza costante di Dio “in rappresentanza degli altri.” (ibidem, pag.26), cioè a vantaggio di tutta l’umanità mantenendo il mondo aperto al Padre, come esplicitato nel Libro del Deuteronomio. Si tratta di una sfida ardua, difficilmente comprensibile oggigiorno, dal momento che siamo tutti condizionati dai ritmi sfrenati della civiltà moderna, poco incline a concedere a chiunque pause di riflessione! Onestamente, dobbiamo riconoscere che, nonostante i nostri buoni propositi, siamo tutti un po’ influenzati dal relativismo dilagante, dall’edonismo imperante e dal consumismo incontrollato, ecco perché Papa Ratzinger ci invita a partecipare con grande serietà alla Santa Messa, quotidiana o almeno domenicale, in cui si fa proprio memoria della Passione-Morte-Risurrezione di Cristo, e in cui è possibile anche per noi incontrare il Figlio di Dio, perché Pasqua significa appunto questo, cioè che anche “noi lo possiamo incontrare. Come lo incontrarono le donne……come lo incontrarono i discepoli….come lo incontrarono tanti altri testimoni” (ibidem, pagg.91-92), quindi, “lasciamoci conquistare dal fascino della sua Risurrezione.” (ibidem, pag.94) e così anche la nostra vita migliorerà! Attenti però a non dimenticare che “Non inventiamo la Chiesa così come vorremmo che fosse” (ibidem, pag.30), perché è un dono di Dio ed è Lui che la governa e la guida!