Sottotitolo:
scene da una rappresentazione profana
Casa Editrice: ExCogita. www.excogita.it
L’autore parte dalla premessa che l’opera di divinizzazione di Gesù attuata da S.Paolo e dai Padri della Chiesa ha cancellato il personaggio
storico sul quale è stata fondata la figura mitica, tanto da renderne quasi impossibile l’identificazione. Così, volendo affrontare l’argomento, l’unica cosa che l’A. è stato in grado di fare non è stata certo quella di scrivere un’opera storica, ma di costruire un’ipotesi, basandosi sulle informazioni principalmente tratte dai testi dello storico ebreo Giuseppe Flavio e su labili tracce che pur ci sono, nei vangeli accreditati e non, che i manipolatori patristici non si sono dati la pena di cancellare. Nasce così una “storia possibile”, scritta in forma di romanzo: Gesù
viene identificato con Giuda Galileo, un Rabbi di stirpe asmonea (e come tale legittimo pretendente al trono d’Israele), capo di una formazione partigiana (come la definiremmo oggi) e di un movimento, quello degli Zeloti, che combatte contro i romani. Questa identificazione in un reale personaggio storico comporta un intervento massiccio sulla cronologia ufficiale: essendo Giuda figlio di Ezechia, altro capo zelota che combatte contro Erode il Grande e viene da questi ucciso in battaglia nel 44 a.E.V., occorre datarne la nascita al massimo nel 43. Giuseppe Flavio ci parla delle sue azioni di guerriglia, tra cui l’assalto della fortezza di Sepphoris per impadronirsi delle armi di Erode, e di una rivolta, appena successiva alla morte del re, nel 4 a.E.V., sedata da una legione sotto il comando di Varo, repressione sanguinosa che costò la vita a duemila ebrei. Nel 6 E.V., dieci anni dopo, gli
Zeloti di Giuda preparano un’altra sollevazione popolare, in occasione del censimento indetto dal
procuratore romano in Siria Quirino… e da qui, l’ipotesi: Giuda, nell’orto del Getsemani, la notte del giovedì della settimana di Pasqua, proprio alla vigilia dell’azione prevista, ha un ripensamento, perché una visione notturna, che segue un incubo ricorrente, gli mostra la sconfitta certa dei suoi e la ripetizione esatta di ciò che è avvenuto dieci anni prima: una lunga fila di crocifissi sul sentiero del Golgota. Quindi decide di far abortire il piano, di congedare i guerriglieri e di consegnarsi nelle mani di Annah e in quelle del procuratore romano di Gerusalemme Coponio. Affida l’incarico a Giuda l’ischar, il sicario, suo uomo di fiducia, che conosce bene Annah, per essere stato un suo compagno alla scuola rabbinica: il patto è semplice, la sua vita in cambio della libertà per gli altri partigiani. Giuda Galileo viene dunque consegnato e finisce sulla croce (così ci racconta Giuseppe Flavio), insieme a un piccolo gruppo di zeloti catturati nei giorni precedenti. L’ipotesi si fa, a questo punto, più ardua e romanzesca: Giuda non muore. E’ un guaritore, un medico che ha imparato l’arte della medicina dagli egizi, dagli esseni e dagli yogin dell’India. Maria di Magdala, sua moglie, confeziona dietro sue indicazioni un estratto di corydalis, che provoca uno stato di catalessi, quindi corrompe il centurione con trenta sesterzi, gli stessi che Giuda l'ischar ha ricevuto da Annah per la consegna del Rabbi, e rianima un corpo solo apparentemente morto, dopo che è stato deposto in un sepolcro (di proprietà di Giuseppe d’Arimatea) che ha una via d’uscita segreta e nascosta. Viene così inscenata una "resurrezione" (e su questo sepolcro vuoto si fonderà, poi, la religione cristiana). Che fine farà Giuda/Gesù? Se si presta orecchio alla tradizione delle popolazioni dell’alta valle dell’Indo e del Kashmeer, forse è lo stesso Issu, sepolto a Srinagar, noto come il profeta venuto da occidente…
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