A Gianfranco
Fini, ai servi sciocchi e ai Giuda, Da quel maggio 1988, sono ormai trascorsi vent'anni dalla mia dipartita.
Dall'Aldila, dove mi trovo, cerco di seguire i fatti e i
cambiamenti della politica italiana, ma faccio fatica a raccapezzarmi
per i volta faccia delle persone che credevo di conoscere.
Quei camerati, che dopo le tante battaglie in comune, ora sono
pronti a rinnegare tutto. Va bene adeguarsi ai tempi, ma qui si cambia
per convenienza, con faccia di bronzo e in modo spudorato, senza
vergogna alcuna...
Io, latitante, per sopperire alle quotidiane necessita, mi
arrangiavo facendo il venditore ambulante di saponette, motorini
elettrici e di tutte quelle cianfrusaglie che si potevano smerciare.
Quanto camminare, valige in mano, per racimolare le poche lire
necessarie per un panino con uovo sodo o un piatto di minestra. Erano
proprio anni magri; dovevo vendere, se volevo vivere.
Ora i tempi sono cambiati in meglio, ma i "vermiciattoli"
credono solo nelle cariche e nei soldi, quindi si vendono per
convenienza. Dopo aver fatto i soldi con la politica, ora vogliono il
potere. Per opportunismo, negano tutto: quello che conta, e arrivare
al governo.
Avete rinnegato le nostre basi ideologiche. Avete preso le
distanze dal fascismo e da Mussolini. Avete offeso la R.S.I, con i suoi
caduti e mortificato coloro che ad essa aderirono.
Questo non me lo aspettavo, e tanto meno, da te Gianfranco, il
"Cagarella" dei tempi del "Fronte della Gioventu". Diventato il mio
"delfino", adesso dove vuoi arrivare?
Alla Commemorazione dei nostri morti e alla tomba del Duce, ti
sprecavi con i saluti romani. Sei passato dal braccio teso a Predappio,
al "zucchetto ebreo" in testa a Tel Aviv, dove hai definito il fascismo
il "Male Assoluto".
Finalmente la tua sete di potere e stata appagata, ma lascia che ti
ricordi il giorno dei miei funerali (24-5-1988). Rivedo il palco e
l'enorme striscione con scritto "Giorgio: grazie per questi 40 anni con
noi". Tu, commosso, hai cominciato dicendo: "Parlare di te,
Almirante, e di te, Romualdi, e uno schianto. ... Voi, Almirante e
Romualdi, siete dentro di noi... Voi, Almirante e Romualdi, siete stati
gli artefici di quell 'Italia che ha inorgoglito il mondo, che ha donato
il suo sudore e il suo sangue per onorare il lavoro fecondo e la
tradizione gloriosa di questo popolo.
Sacrosante parole le tue, Gianfranco. Hai guardato avanti e
adeguandoti all'impresa che fa politica, hai ceduto. Hai rinnegato e
tradito, tu Gianfranco, che dinnanzi alla mia bara e a quella di
Romualdi, con voce commossa ma forte, dicesti: "Tu, Almirante,
quest'Italia l 'hai percorsa tutta come un apostolo instancabile
dell' Idea, e con Romualdi, l' hai rialzata quando la sconfitta l' aveva
gettata a terra... L' hai attraversata tutta, villaggio per villaggio, citta
per citta, contrada per contrada, valle per valle, per 40 lunghissimi
anni di ONORE e FEDELTA'.
Gianfranco, prova adesso a ripetere ONORE e FEDELTA', se ci
riesci, e ricorda il finale della tua orazione funebre dove: " ...caro
Almirante, il testimone non e caduto. E' in buone mani. In mani
giovani, in mani forti, in mani che non cadranno. Lo porteremo avanti
anche per te, anche con te...".
Dopo tanta preoccupazione e per rincuorarla, ho creduto bene, il
17 novembre 1986, rispondere: "Cara Cristiana, ti ringrazio per la
bellissima lettera che mi hai scritto, in tema dipresunto, e ancora piu
presuntuoso "superamento " del fascismo; e credo anche di capire
con chi giustamente te la prendi. Puoi stare certa che il mio ultimo
respiro sara fascista, nel nostro senso del termine, perche per me, per
noi si tratta della battaglia di tutta la nostra vita".
Ora voi invece... Le battaglie sono ben altre.
Dal Fu : Giorgio Almirante
Se vuoi leggere tutta la lettera e tante altre vai qui: http://giulianofiorani.com