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Metamorfosi di Marcolfo

Summary rating: 5 stars 1 Recensione
Autore : Maria Corti
Review by : Syssy
Visite : 87  parole: 900   Pubblicato il: ottobre 24, 2007
In origine era Marcolfo, nel
corso dei secoli ha cambiato molte vite, luoghi di origine e svariati nomi, tra
i quali il più noto è Bertoldo. Non ha mutato l’aspetto fisico: testa grossa e
tonda, setole di corpo per ciglia, orecchie pendenti, gambe di satiro e piedi
tondi, ha affinato la sua proverbiale furbizia che gli ha procurato l’immortalità. Al cospetto di re Salomone, Marcolfo
ingaggia una gara verbale che diverte e intriga il re che, battuto in furbizia
ed esausto dopo tanto disquisire, ordina ai suoi servi di premiare il villano
con cibi e vini a volontà. Il re Salomone ama le donne, mentre Marcolfo è
misogino e, per dimostrarglielo, inventa una burla. Mette in giro la voce che
il re ha stabilito che ogni uomo debba avere sette mogli, mettendo in subbuglio
l’intero sesso femminile. Settemila donne infuriate circondano la reggia del re
Salomone che, stupito e stordito, per un attimo pensa di cambiare idea sulle
donne. Dopo aver chiesto a Marcolfo se è lui l’autore della burla e aver
ricevuto risposta positiva, annuncia a quest’ultimo che la prossima volta che
vedrà la sua faccia, l’impiccherà. Marcolfo lascia la reggia e inizia a vagare
per la campagna, mentre imperversa una bufera di neve. Decide che non può
tollerare l’ingiustizia del re e, con in mano un crivello e nell’altra una
zampa d’orso, inizia a camminare carponi per tutta la notte. All’alba trova un
forno deserto e vi s’infila. La mattina successiva, i servi riferiscono al re
di aver visto delle strane orme e allora il re Salomone, i servi e la muta dei
cani si mettono sulle tracce dello strano animale. Arrivano alla bocca del
forno e davanti ai loro occhi compaiono, nude e immobili, due natiche. Dopo una
attimo di stupito silenzio, il re chiede alle “due signore” di qualificarsi. La
voce che risponde è quella di Marcolfo che dice al re di stare in quella
posizione perché egli gli ha ordinato di non far vedere mai più la sua faccia.
Il re inviperito ordina di impiccare il villano che chiede la grazia di essere
impiccato all’albero che egli stesso sceglierà. Il re acconsente  e Marcolfo, insieme ai servi del re che devono
impiccarlo, inizia a percorrere le terre del Sud e quelle del Nord, senza mai
trovare l’albero adatto. Esausti, i servi lasciano libero Marcolfo che, mentre torna
alla sua cascina, pensa di assomigliare a un gambero che salta fuori dalla
padella per salvarsi e si ritrova nella brace.Passano i secoli, Marcolfo ora si
chiama Bertoldo e si trova a Verona, alla corte del re longobardo Alboino. La
storia si ripete, ma questa volta Bertoldo ha una nuova nemica nella moglie del
re che vuole vendicarsi della burla delle sette mogli. Lo convoca nelle sue
stanze e lo fa mettere in un sacco, con uno sbirro come guardia. Convince lo
sbirro a infilarsi nel sacco al suo posto, passa nella stanza della regina, le
ruba la veste più bella, la indossa e s’infila nel solito forno. Una vecchia diffonde
la notizia che la regina si trova nel forno, il re Alboino sospetta Bertoldo e
lo condanna all’impiccagione. Anche questa volta Bertoldo non trova nessun
albero adatto e se ne torna alla sua cascina. Il re e la regina sentono nostalgia
del villano e lo richiamano a corte. Lo stomaco di Bertoldo, abituato a rape,
fagioli e cipolle e ai materassi di paglia, non digerisce i cibi delicati di
corte e il materasso di piume. Lentamente Bertoldo se ne va all’altro mondo.In realtà Bertoldo inizia a vagare
per monti e pianure finché un giorno giunge in una metropoli tra officine,
macchine, gru e grattacieli. Impressionato dalla nuova vita degli uomini, di
giorno costretti a lavorare e la sera immobili davanti a una scatola, senza più
pensieri, decide di cercare un re. Trova solo i re dell’acciaio, del petrolio,
della finanza, ognuno con la propria corte. Decide di far visita a uno di
questi e di chiedergli la felicità. Il re risponde che non è merce in vendita
in quella zona e chiede a Bertoldo se cerca un posto di lavoro. Bertoldo
accetta e entra nella catena di montaggio. Poi un giorno nelle strade vede
operai in corteo che vociano e fischiano. Arrivano strane camionette e uomini
con cinturoni che sventolano un aggeggio chiamato sfollagente. Si butta nella
mischia e ridiventa Marcolfo. Gli si avvicina un uomo piccolo e rozzo con in
mano una aggeggio di metallo chiamato pistola. L’uomo spara un colpo, Marcolfo
cade a terra e dopo un minuto non ha più a che fare con il mondo. L’astuzia
villana se n’è andata per sempre.

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