Il volume intitolato “Introduzione alla spirito della liturgia” (1999) potrebbe essere giudicato, erroneamente, un libro adatto esclusivamente ai sacerdoti, invece, leggendolo, si scopre che Joseph Ratzinger, già Papa Benedetto XVI, aveva proprio progettato una larga diffusione di questo testo, per aiutare i più a riflettere su alcuni aspetti
fondamentali della
liturgia cattolica: si tratta di un libro molto importante, interessante e assai moderno.
Il Pontefice esamina, nei singoli capitoli, temi specifici, dando indicazioni chiare ai fedeli, spesso inconsapevoli di
scelte della Chiesa fondamentali, anche perchè secolari.
L’esperto Scrittore inizia a parlare dei luoghi dedicati al culto cattolico, le chiese, che nel corso dei secoli hanno assunto caratteristiche proprie distinguendosi dalle sinagoghe: qui il decadimento dei valori è evidenziato da alcune scelte che configgono assai con il passato: es. sono state costruite chiese a prescindere dalla regola antica dell’orientamento a oriente, stabilito per ricordare all’assemblea tutta che occorre stare pronti per accogliere la nuova venuta di Cristo.
Risulta di grande rilievo la spiegazione del comportamento del celebrante durante la S.Messa, che prima del Concilio Vaticano II era di spalle rispetto ai fedeli, cioè era indirizzato a Dio in accordo con l’intera assemblea, e, solo negli anni successivi, mutò di 180°, cercando di favorire la partecipazione della comunità al sacrifico che si celebra sull’altare, mentre invece incoraggiò l’instaurarsi di una forma di “protagonismo” dei sacerdoti stessi, che talora spostarono oggetti fondamentali (es. la croce) dall’altare per essere visti meglio dalla platea: Benedetto XVI manifesta chiaramente di prediligere l’usanza precedente.
Indubbiamente sono numerose le pagine in cui il Papa fa presagire la volontà di un ritorno all’antico, anche perché è sotto gli occhi di tutti il depauperamento cui è stata soggetta la Chiesa in questi anni a causa di alcune prassi molto diffuse nel mondo, solo per citare quelle più frequenti, segnalate dal Pontefice: le celebrazioni straripanti di parole, in cui non sono rispettati i momenti del silenzio; riti animati con forme di musica aliena dalla liturgia (es. il rock); scomparsa della pratica dell’inginocchiarsi, cioè del comportamento tipico di chi adora, presente in tutta la storia dell’umanità.
Alcune scelte compiute dall’Autore difficilmente si dimenticano: es. la visione demoniaca dell’abate Apollo che, per decisione divina, vede con chiarezza le fattezze del demonio, orribili in tutto, tranne nelle ginocchia, che non erano affatto presenti, per l’incapacità tipica del demoniaco di inginocchiarsi, quindi di adorare Dio. Ratzinger completa il discorso riferendo anche che per gli ebrei le ginocchia erano il simbolo della forza, quindi piegarle di fronte a Dio aveva molteplici significati, tra cui mettere le proprie forze al servizio di chi comanda, riconoscersi deboli, diventare deboli.
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