Nelle cento pagine che compongono il volume intitolato “Chi crede non è
mai solo” (Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2006, prima edizione) è sintetizzato, attraverso tutti i discorsi di Benedetto XVI, il soggiorno in terra bavarese, avvenuto un anno dopo l’elezione al soglio pontificio. A proposito di quella visita, rimarranno a lungo nella memoria dell’opinione pubblica le immagini della dura opposizione del mondo islamico, scandalizzato per la lezione magistrale, incentrata sul rapporto tra fede e ragione, tenuta dal Papa all’ateneo di Regensburg il 12
settembre 2006 (ibidem, pagg.13-30). Quella inaspettata reazione violenta, di dimensioni addirittura planetarie, convinse il Pontefice a pubblicare il testo con celerità (ottobre 2006) e a chiosarne personalmente i passaggi più critici, per evitare, o almeno ridurre, l’insorgere di nuovi equivoci. Tale fatto, comunque, non offusca minimamente la bellezza e la profondità dell’intera raccolta, che riunisce tutte le 15 esternazioni pubbliche del Papa, alcune delle quali contengono riflessioni indimenticabili, talora attinte dal patrimonio culturale e spirituale del passato, come avvenne giustappunto in occasione del breve saluto pronunciato il 9 settembre 2006 a München, in Marienplatz, quando Benedetto XVI, rievocando una metafora sull’animale da tiro di agostiniana memoria, fece trasparire chiaramente le difficoltà della sua vita quotidiana (ibidem, pagg.87-90). Commentando il versetto 22 del Salmo 73 (72), che recita appunto “…davanti a te stavo come una bestia.”, l’illustre oratore lasciò intravedere la gravità delle sue croci del passato e la pesantezza del presente vissuto in piena accettazione del volere di Dio, seguitando a vivere un’esistenza molto diversa da quella tanto desiderata, immersa completamente negli studi. In quella piazza, a Lui assai cara, il Pontefice confessò che, in un mondo in cui la malvagità dilaga, come denuncia il salmista, Lui continuava a lavorare duramente e perciò si sentiva come un “…bravo bue che tira l’aratro nel campo di Dio, che fa il lavoro pesante che gli viene assegnato.”. Questo fatto, però, deve essere motivo di vanto, per tutti coloro che si trovano nella stessa situazione, cioè impegnati a costruire il Regno di Dio, poiché basta riflettere e ci si accorge che la posizione è di indubbio privilegio, in quanto “…l’animale da tiro è molto vicino al contadino, sotto la cui guida lavora” (ibidem, pag.90), e perciò si è autorizzati a stare vicinissimi a Dio, proprio mentre edifica il Suo Regno. Leggendo queste pagine, stupisce l’umiltà del Pontefice, che offrì una testimonianza importante specialmente ai sacerdoti e ai diaconi permanenti, che ebbe modo di incontrare il 14 settembre 2006, presso la Cattedrale di S.Maria e S.Corbiniano a Freising (ibidem, pagg.101-109), a cui raccomandò l’accettazione dei propri limiti umani e l’adozione quotidiana di un atteggiamento di fiducia e di abbandono a Dio, al fine di non inaridire e svuotare di significato il proprio zelo apostolico. Colà, il Santo Padre svelò anche un proposito personale di miglioramento: “…. devo imparare a
fare ciò che posso e
lasciare il resto a Dio e ai miei collaboratori e dire: in definitiva sei Tu che devi farlo, poiché la Chiesa è Tua. E Tu mi dai solo l’energia che possiedo. Sia donata a Te, perché proviene da Te; il resto, appunto, lo lascio a Te.” (ibidem, pag.107). È ciò che ci ha lasciato in eredità Maria e che ritroviamo nell’omelia letta dal Pontefice nel Santuario di Altötting l’11 settembre 2006 (ibidem, pagg.69-75). Proprio dalla Madre di Dio dobbiamo imparare a pregare, cioè ad affidare al Signore i nostri progetti e a lasciare a Lui la decisione sul come agire: occorre “portarli davanti a Lui e lasciare che sia Lui a decidere ciò che intende fare. Da Maria impariamo la bontà pronta ad aiutare, ma anche l’umiltà e la generosità di accettare la volontà di Dio" (ibidem, pag.71).
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