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La costruzione sociale come dialogo

Review by : MarcoVinicio
Visite : 82  parole: 900   Pubblicato il: dicembre 30, 2007
 
Edizione italiana e traduzione di Sadi Marhaba
Logo edizioni, Padova, 2005
 
Il libretto, scritto con stile leggero e destinato alla divulgazione non perde nulla in profondità, anzi conferma che ciò che è scritto da studiosi  che vogliono farsi capire acquista alla fine un peso e uno spessore  sconosciuti alla manualistica  dei parvenu del sapere, che scrivono  difficile per sembrare profondi.
 
Questa avrebbe voluto essere una recensione-riassunto, ma  ho riscoperto  a mie spese (altre volte ci sono cascato) quanto sia difficile  abbreviare ciò che è già elegante ed essenziale.
Sarò quindi più difficile, mio malgrado, del testo recensito.
Autori ed editori apprezzeranno  questo implicito invito all’acquisto.
 
Il lavoro illustra i temi del costruzionismo sociale e del narrativismo. La frase che lo riassume potrebbe essere questa:
Ciò che è reale  è tale  perché c’è un accordo sociale sul fatto che lo sia.
L’accordo avviene tramite  la comunicazione e si basa  sia su innovazioni e negoziazioni di significato  che sul peso  di una tradizione che ogni termina ha alle sue spalle.
Quando ascoltiamo un’espressione verbale, veniamo sollecitati in due modi: per il contenuto di quella espressione e per le conseguenze (Dicono gli autori: se chiamano un oggetto “sedia”  mi sento autorizzato a sedermici, ma se lo chiamano “prezioso oggetto antico”“ le cose cambiano!).
Inoltre si tende in generale a distinguere i fatti dai valori, ma  non ci sono in realtà fatti senza valori.
Ogni evento può acquistare la connotazione di “verità”, ma verità ha senso solo all’interno della comunità. Gli psichiatri per esempio pensano di conoscere la verità sulla malattia mentale, ma questo è correlato a ciò che loro  ritengono “normale” e sano.
Se quindi non esiste un fondamento universale per rivendicare la superiorità della propria tradizione, siamo tutti invitati ad assumere un atteggiamento di curiosità e di rispetto nei confronti degli altri.
La trappola alla quale gli  autori si avvicinano  è loro ben presente:  non è proprio questa infatti un’affermazione che si spaccia per universale?
L’ammissione è assoluta:”Mentre stiamo scrivendo queste parole, noi stiamo anche cercando di generare significati insieme a te, lettore. La questione importante non  è se le nostre parole  siano vere o oggettive, bensì la seguente:  cosa succede nelle nostre vite se entriamo i questa forma nuova di comprensione? Come speriamo di  poter dimostrare, di fronte  a noi si aprono nuovi e promettenti sentieri.”
La cosa non viene detta in modo esplicito, ma qui c’è la coraggiosa rinuncia alla  coerenza di una logica astratta e la difesa di una prassi nella vita,  questo libro è un’azione, più che l’enunciato di verità.
La capacità di vedere i limiti delle verità spacciate come assolute permette  la critica, e tuttavia anche il mio punto di vista non è assoluto e consente quindi  una critica da parte dell’altro. I pericoli della critica sono la demonizzazione e il conflitto, come evitarli?
Nella prospettiva costruzionista il fondamento della società  è la relazione, non l’individuo in sé. E’ nella relazione che nascono i significati, che cioè si crea il mondo.
Comunicare significa ricevere dagli altri il privilegio del significato.
In un lampo viene a mente Baktin quando dice che comunicare è dare all’altro il suo ritratto.
Solo se il messaggio è tale, l’altro lo riconosce come suo e lo condivide. Questa condivisione  pare sia  il privilegio del significato. Questa condivisione ci permette di esistere, infatti, se noi siamo realtà, anche noi siamo  costruiti nella relazione. Il nostro sé  si forma  mediante l’altro.
Certo non c’è solo il detto, il narrato, c’è il linguaggio delle emozioni. Anche con esse agiamo, poiché gli stati d’animo e le azioni sono la stessa cosa ( le emozioni sono l’espressione delle emozioni).
 
Queste concezioni si travasano facilmente in più campi: Nelle psicoterapie di taglio costruzionista narrativistico il “problema” è inteso come una costruzione narrativa e può cambiare col mutamento delle narrazioni nel corso del dialogo. L’altro quindi non viene “curato”, gli viene riconosciuta invece dignità di narratore e nel lavoro terapeutico si cercano gli spunti per nuovi racconti.
Nelle associazioni, nelle aziende, nei gruppi si invita a prender conoscenza e a fare pratica della cosiddetta  “ricerca valorizzante”: trovare il nucleo positivo dell’organizzazione, ciò  darà nuova linfa al racconto della stessa.
Nella scuola  si scopre che  l’insegnamento e l’apprendimento convergono, il che significa che esiste una relazione dove si insegna e si apprende, e non semplicemente  individui che insegnano e altri che apprendono.
La posizione  narrativistica e costruzionista consente  una nuova, profonda tolleranza. Se il mondo è narrato, se la verità sono negoziate  all’interno delle comunità ( anche quelle scientifiche), allora, per esempio, gli “ignoranti” sono semplicemente persone che hanno conoscenze di tipo diverso.
D’altro canto capita spesso agli uomini di scienza di  essere vittima  dell’accecamento paradigmatico, quella sorta di perdita della luce che  infetta chi  si è innamorato di un solo modo  di vedere le cose e ritiene errori gli altri punti di vista (esiste  il fanatismo della scienza, e si basa su accordi carichi di valori, ma  chiamati  “fatti” per suggerirne una fredda  oggettività).
Nella prospettiva costruzionista non vi sono “errori fondamentali”.
Alla critica dunque non si risponda con controcritiche che allontanano, ma si avvicini  l’altro  nella comune creazione del nuovo.
Il libro  offre risposte, poi, all’accusa di nichilismo. Dicono i critici: affermare che tutto è narrazione è  nichilismo perché vuol dire che nulla è vero.
Ma all’interno di una tradizione le affermazioni di verità sono essenziali affinché tutto funzioni bene . Il costruzionista non nega le verità della sua comunità, sente anch’egli il bisogno di aggrapparsi a certezze condivise. Rifiuta solo di ritenerle assolute, per questo dialoga, non combatte.
 
Marco Vinicio Masoni                                    www.formazione-studio.it
 

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