Edizione italiana e traduzione di Sadi Marhaba
Logo edizioni, Padova, 2005
Il libretto, scritto con stile leggero e destinato alla divulgazione non perde nulla in profondità, anzi conferma che ciò che è scritto da studiosi che vogliono farsi capire acquista alla fine un peso e uno spessore sconosciuti alla manualistica dei parvenu del sapere, che scrivono difficile per sembrare profondi.
Questa avrebbe voluto essere una recensione-riassunto, ma ho riscoperto a mie spese (altre volte ci sono cascato) quanto sia difficile abbreviare ciò che è già elegante ed essenziale.
Sarò quindi più difficile, mio malgrado, del testo recensito.
Autori ed editori apprezzeranno questo implicito invito all’acquisto.
Il lavoro illustra i temi del costruzionismo sociale e del narrativismo. La frase che lo riassume potrebbe essere questa:
Ciò che è reale è tale perché c’è un accordo sociale sul fatto che lo sia.
L’accordo avviene tramite la comunicazione e si basa sia su innovazioni e negoziazioni di significato che sul peso di una tradizione che ogni termina ha alle sue spalle.
Quando ascoltiamo un’espressione verbale, veniamo sollecitati in due modi: per il contenuto di quella espressione e per le conseguenze (Dicono gli autori: se chiamano un oggetto “sedia” mi sento autorizzato a sedermici, ma se lo chiamano “prezioso oggetto antico”“ le cose cambiano!).
Inoltre si tende in generale a distinguere i
fatti dai valori, ma non ci sono in realtà fatti senza valori.
Ogni evento può acquistare la connotazione di “verità”, ma verità ha senso solo all’interno della comunità. Gli psichiatri per esempio pensano di conoscere la verità sulla malattia mentale, ma questo è correlato a ciò che loro ritengono “normale” e sano.
Se quindi non esiste un fondamento universale per rivendicare la superiorità della propria tradizione, siamo tutti invitati ad assumere un atteggiamento di curiosità e di rispetto nei confronti degli altri.
La trappola alla quale gli autori si avvicinano è loro ben presente: non è proprio questa infatti un’affermazione che si spaccia per universale?
L’ammissione è assoluta:”Mentre stiamo scrivendo queste parole, noi stiamo anche cercando di generare significati insieme a te, lettore. La questione importante non è se le nostre parole siano vere o oggettive, bensì la seguente: cosa succede nelle nostre vite se entriamo i questa forma nuova di comprensione? Come speriamo di poter dimostrare, di fronte a noi si aprono nuovi e promettenti sentieri.”
La cosa non viene detta in modo esplicito, ma qui c’è la coraggiosa rinuncia alla coerenza di una logica astratta e la difesa di una prassi nella vita, questo libro è un’azione, più che l’enunciato di verità.
La capacità di vedere i limiti delle verità spacciate come assolute permette la critica, e tuttavia anche il mio punto di vista non è assoluto e consente quindi una critica da parte dell’altro. I pericoli della critica sono la demonizzazione e il conflitto, come evitarli?
Nella prospettiva
costruzionista il fondamento della società è la relazione, non l’individuo in sé. E’ nella
relazione che nascono i significati, che cioè si crea il mondo.
Comunicare significa ricevere dagli altri il privilegio del significato.
In un lampo viene a mente Baktin quando dice che comunicare è dare all’altro il suo ritratto.
Solo se il messaggio è tale, l’altro lo riconosce come suo e lo condivide. Questa condivisione pare sia il privilegio del significato. Questa condivisione ci permette di esistere, infatti, se noi siamo realtà, anche noi siamo costruiti nella relazione. Il nostro sé si forma mediante l’altro.
Certo non c’è solo il detto, il narrato, c’è il linguaggio delle emozioni. Anche con esse agiamo, poiché gli stati d’animo e le azioni sono la stessa cosa ( le
emozioni sono l’espressione delle emozioni).
Queste concezioni si travasano facilmente in più campi: Nelle psicoterapie di taglio costruzionista narrativistico il “problema” è inteso come una costruzione narrativa e può cambiare col mutamento delle narrazioni nel corso del dialogo. L’altro quindi non viene “curato”, gli viene riconosciuta invece dignità di narratore e nel lavoro terapeutico si cercano gli spunti per nuovi racconti.
Nelle associazioni, nelle aziende, nei gruppi si invita a prender conoscenza e a fare pratica della cosiddetta “ricerca valorizzante”: trovare il nucleo positivo dell’organizzazione, ciò darà nuova linfa al racconto della stessa.
Nella scuola si scopre che l’insegnamento e l’apprendimento convergono, il che significa che esiste una relazione dove si insegna e si apprende, e non semplicemente individui che insegnano e altri che apprendono.
La posizione narrativistica e costruzionista consente una nuova, profonda tolleranza. Se il mondo è narrato, se la verità sono negoziate all’interno delle comunità ( anche quelle scientifiche), allora, per esempio, gli “ignoranti” sono semplicemente persone che hanno conoscenze di tipo diverso.
D’altro canto capita spesso agli uomini di scienza di essere vittima dell’accecamento paradigmatico, quella sorta di perdita della luce che infetta chi si è innamorato di un solo modo di vedere le cose e ritiene errori gli altri punti di vista (esiste il fanatismo della scienza, e si basa su accordi carichi di valori, ma chiamati “fatti” per suggerirne una fredda oggettività).
Nella prospettiva costruzionista non vi sono “errori fondamentali”.
Alla critica dunque non si risponda con controcritiche che allontanano, ma si avvicini l’altro nella comune creazione del nuovo.
Il libro offre risposte, poi, all’accusa di nichilismo. Dicono i critici: affermare che tutto è narrazione è nichilismo perché vuol dire che nulla è vero.
Ma all’interno di una tradizione le affermazioni di verità sono essenziali affinché tutto funzioni bene . Il costruzionista non nega le verità della sua comunità, sente anch’egli il bisogno di aggrapparsi a certezze condivise. Rifiuta solo di ritenerle assolute, per questo dialoga, non combatte.
Marco Vinicio Masoni www.formazione-studio.it
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