Intitolato “Molte
religioni un’unica alleanza” (ed. San Paolo, 2007), questo volumetto era già stato pubblicato sia nell’anno 2000, sempre dalle ed. San Paolo, però con un altro titolo, sia negli anni seguenti ad opera della Libreria Editrice Vaticana (2005). Come spiega sin dalle prime pagine del testo lo stesso autore, Joseph Ratzinger (l’attuale Benedetto XVI), “…si tratta solo di poveri approcci….che proprio nella loro forma frammentaria possono risultare utili allo sviluppo del dibattito” (pag.7) riguardo al rapporto tra ebrei e cristiani e al
dialogo delle religioni. Infatti “I mutamenti epocali verificatisi nell’anno 1989 hanno portato a un cambiamento di temi anche all’interno della teologia” (pag.5) e forse “diventa ora possibile,
apparentemente, considerare l’interpretazione ebraica dell’Antico Testamento come l’unica storicamente fondata” (pag.6), a vantaggio di più fedi: questo non significa affatto rischiare di perdere la propria identità spirituale, svalutando la cristologia, perché “Se si spegne la luce di Cristo, si spegne anche la luce del Dio che noi abbiamo riconosciuto nel suo sguardo, dell’unico Dio in cui noi crediamo…” (pag.6), infatti “Le false semplificazioni danneggiano il dialogo con le religioni e danneggiano il dialogo con l’ebraismo.” (pag.7). Con poche parole estremamente efficaci, come brillanti spennellate su tela, Ratzinger enuclea in brevissimi paragrafi, singolarmente denominati, alcune perle di meditazione, in cui fede e ragione si intersecano continuamente. Il futuro Pontefice riconosce che “La storia dei rapporti tra Israele e la cristianità è intrisa di lacrime e sangue….” (pag.9), pertanto ritiene essenziale continuare a procedere sulla strada del perdono, della comprensione e dell’accoglienza reciproca. Innanzitutto, occorre superare alcuni stereotipi, consolidatisi nei secoli, che ostacolano la visione della “profonda unità tra l’annuncio di Gesù e l’annuncio del Sinai” (pag.19): per esempio, è indispensabile superare il “cliché delle contrapposizioni” (pag.16), che può completamente falsare determinati contesti, cosicché Cristo sembra vivere in eterno contrasto con farisei e sacerdoti, quali strenui difensori del “rigido legalismo” (pag.16) del tempo, e appare in perenne conflitto con autorità politiche opprimenti e, per analogia, persino con il potere clericale della Chiesa: naturalmente, questa immagine confligge col messaggio gesuano fondato sulla legge della riconciliazione! Gli esegeti affermano che “non si possono assolutamente contrapporre l’Antico e il Nuovo Testamento” (pag.39), perché hanno per fondamenta la medesima volontà di Dio, lo stesso agire storico di Dio con gli uomini, che si è realizzato e si realizza tuttora nel tempo in fatti storici anche assai differenti, ma tutti “sempre intimamente legati l’uno all’altro” (pag.39). Pertanto, devono essere accolti e apprezzati, in un’ottica di continuità, tutte le occasioni di dialogo tra Dio e l’uomo, a conferma del fatto che il Dio biblico è un “Dio-in-relazione” (pag.55) e che l’uomo è sociale per natura, nel senso che è stato “costruito come relazione” (pag.56). Si noti che nel pensiero filosofico la divinità era caratterizzata, all’opposto, dall’immutabilità, mentre l’umanità, contraddistinta dalla mutevolezza, aveva proprio come sua peculiarità la relazione, e ciò consente di comprendere il significato e l’importanza dell’alleanza tra Dio e l’uomo, perché “in essa si chiarisce chi e che cosa noi siamo e chi è Dio” (pag.56), che proprio nell’alleanza si manifesta quale Lui stesso è, con “lo splendore del suo volto” (pag.56). Sebbene vi siano differenze profonde e inconciliabili, sintetizzabili nell’assunto che “Cristo è per i cristiani il Sinai presente, la Torah vivente…”, occorre, un ascolto “attento e preciso dei testi” (pag.11), perché si realizzi quanto si auspicava l’allora Card. Ratzinger e cioè che gli ebrei e i cristiani cerchino, anche oggi, di “accogliersi reciprocamente in una più profonda riconciliazione, senza nulla togliere alla loro fede e, tanto meno, senza rinnegarla, ma anzi a partire dal fondo di questa stessa fede. …. divenire per il modo una forza di pace.” (pag.29).
Altre recensioni su Molte religioni un'unica alleanza