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Gesù di Nazaret

Summary rating: 4 stars 6 Recensione
Autore : Ratzinger Joseph
Review by : Delle Donne Simonetta
Visite : 276  parole: 900   Pubblicato il: agosto 24, 2007
“Gesù di Nazaret” (2006) è un libro molto interessante e originale, perché contiene i pensieri di un pontefice (Joseph Ratzinger alias Benedetto XVI), che sa ragionare, ama ragionare e aiuta gli altri a ragionare, avvalendosi della sua vastissima cultura e della sua profondissima spiritualità. In dieci capitoli (Il Battesimo di Gesù, Le tentazioni di Gesù, Il Vangelo del Regno di Dio, Il discorso della montagna, La preghiera del Signore, I discepoli, Il messaggio delle parabole, Le grandi immagini giovannee, Due momenti importanti nel cammino di Gesù: la confessione di Pietro e la Trasfigurazione, Le affermazioni di Gesù su se stesso), l’autore cita - con sicurezza, libertà e coraggio – tesi di vari pensatori, tra cui luminari di altre fedi religiose, non imponendo alcunché, non tracciando confini teologici invalicabili, ma offrendo direttamente ad ogni singolo lettore centinaia di brevi meditazioni a guisa di spot, che possono essere assaporate anche in modo intermittente, in quanto costituiscono vere e proprie soste, adatte per le persone più indaffarate e stanche alla ricerca di un’oasi. Chi ama molto la lettura potrebbe essere frustrato, almeno inizialmente, per lo stile così frammentario che lo contraddistingue, scelto per favorire la diffusione di queste pagine così ricche, ma chi non si arena ai prima capitoli, sicuramente raggiunge l’indice senza accusare alcun tipo di stanchezza. Se ne deduce che il Papa abbia inteso in tal modo arrivare a tutti i fedeli sparsi da un capo all’altro della terra, contattandoli uno per uno, parlando il loro idioma, entrando nelle singole abitazioni, come avrebbe fatto davvero per le anime a lui affidate qualsiasi parroco e qualsiasi catechista, con l’ansia missionaria di trasmettere le verità della fede cattolica, scevra da qualsiasi compromesso di convenienza.
Per fugare ogni dubbio, a proposito della finalità di detta pubblicazione, è lo stesso Benedetto XVI che offre esaurienti spiegazioni in merito, definendo questo scritto un “libro che cerca di comprendere il cammino di Gesù sulla terra e la sua predicazione” (pag.369, prima edizione italiana) e preannunciando contestualmente l’uscita del secondo volume dell’opera (pag.376, prima edizione italiana). Ora, per incuriosire e convincere il pubblico ad affrontarne la lettura integrale del volume, che arricchirebbe chiunque, non solo i cattolici praticanti, poiché risulta impossibile rendere un’efficace sintesi in poche righe, è d’uopo mettere in luce alcune pagine alla stregua di un assaggio. A questo proposito occorre segnalare il capitolo quinto dal titolo “La preghiera del Signore”, che non a caso occupa la sezione centrale del testo, in cui il Papa invita tutti a seguire le orme di Gesù per imparare a relazionarsi con il Padre, perché soltanto Cristo può mostrare all’uomo come si deve pregare, cioè qual è la modalità e quali sono le parole con cui si parla con Dio. La preghiera è sempre un’esperienza esclusiva, intima e personale, che richiede discrezionalità ed essenzialità e che rifugge l’eccessiva verbosità, che può soffocare lo spirito. Benedetto XVI afferma, altresì, che la “preghiera continua”, cioè la silenziosa presenza di Dio nel fondo dell’anima, è la “base portante” dell’esistenza di ogni cristiano: che orienta le sue scelte, lo sostiene nelle prove dolorose e lo avvicina al prossimo. In questo capitolo, il Pontefice, da sapiente esegeta e provetto catecheta, analizza sistematicamente il Padre Nostro, parola per parola, facendo gustare la bellezza di questa orazione che non potrà mai passare di moda. Nello stesso capitolo, viene trattato anche il concetto di maternità di Dio, con semplicità e rigore: infatti, Papa Ratzinger afferma che, pur riconoscendo che nella Sacra Scrittura l’amore di Dio viene ripetutamente paragonato all’amore materno, invita i fedeli a imitare Gesù, quindi a non usare il titolo di “madre”, ma quello di “padre”, per pregare la Prima Persona della Trinità, come riportato nei Vangeli, perchè anche nella preghiera esistono regole da rispettare: si deve pregare “non come ci viene in mente o come ci piace”. Secondo l’autore questa preferenza ha ragioni profonde, nel senso che l’immagine del padre fu scelta nell’antichità perchè meglio esprimeva “l’alterità tra Creatore e creatura”, in quanto l’altro titolo probabilmente avrebbe potuto determinare confusione tra i due ruoli, come avviene nelle religioni panteistiche (pag.169-171, prima edizione italiana).                       
 

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