Vari scritti del Cardinale Ratzinger, sia recenti che vetusti, hanno conosciuto nuovi successi editoriali dopo la Sua elezioni al soglio pontificio il 19 aprile 2005: infatti, da quella data, le case editrici hanno incominciato a pubblicare e a ripubblicare testi molto interessanti favorendone la diffusione in ogni parte del mondo. Caso emblematico di questo fenomeno è il volumetto incentrato sui sacramenti intitolato “Il fondamento sacramentale dell’esistenza cristiana”, pubblicato in Germania a Freising nel 1969 e in Italia nel 1971 grazie all’Editrice Queriniana di Brescia, che poi ne ha curato una nuova pubblicazione nel 2005, in concomitanza con quella dell’Editrice Vaticana. Questo breve scritto condensa alcuni aspetti essenziali della dottrina cattolica con quella vivacità espressiva tipica di Joseph Ratzinger, che riesce a tradurre, con immagini forti e delicate al contempo, concetti assai complessi, dimostrando tra le righe di aver sperimentato direttamente la fede che illustra. Sono molteplici i passaggi sorprendenti che colpiscono senz’altro anche il lettore meno attento e basta citarne qualcuno a titolo esemplificativo. La perspicacia profetica del futuro Benedetto XVI si evidenzia già nelle prime pagine quando parla di “crisi della dimensione sacramentale” causata dall’attuale comprensione del mondo che l’autore definisce “funzionalista”, quindi non “simbolica”, e perciò stesso determinante una vera e propria estraneità di fronte alla realtà del sacramento tale quale. In quest’ottica, non stupisce il fatto che sia inaccettabile, per la mentalità corrente, che una cosa possa trasformarsi in un sacramento e men che meno che l’imposizione delle mani del vescovo, chiamata consacrazione sacerdotale, possa creare “il legame irrevocabile di una vita fino all’ultimo istante”. Pertanto, occorre recuperare il vero senso dei sacramenti cristiani, che in primis esplicitano la dimensione verticale dell’esistenza umana, riconoscendone la vocazione divina. Tale valorizzazione comporterebbe inevitabilmente l’analisi approfondita di alcune problematiche correlate, ad esempio l’indubbia “riduzione di prospettiva”, che ha come racchiuso e sintetizzato i sacramenti in azioni codificate in un lasso di tempo specifico e chiuso, costruendo al contempo un atteggiamento davvero antitetico nei confronti dei sacramenti stessi. La Chiesa primitiva, ma anche la storia precedente del Popolo di Dio, insegna che il Signore ha sostenuto e continua a sostenere con l’azione del Suo Spirito tutti i credenti: beneficandoli, confortandoli e nutrendoli. Allora occorre rivalutare questa perenne azione salvifica di Dio, che non può essere esclusivamente circoscritta ai momenti topici che celebriamo, infatti, allargando il concetto, si può comprendere come mai “...nel linguaggio dei Padri la storia del diluvio può essere chiamata sacramento, in quanto in essa si manifesta qualcosa del nuovo inizio che si opera attraverso la distruzione, quella struttura quindi che si ripete nella morte in croce del Cristo dove,per così dire, le acque della morte lo sommergono, ma, attraverso lo sprofondarsi di ciò che è vecchio, viene liberato il cammino alla risurrezione, alla presenza definitiva del Cristo in mezzo a tutti coloro che credono in lui.”.
Altre recensioni su Il fondamento sacramentale dell' esistenza cristiana