Accompagnamo
Cristicchi nel suo viaggio per manicomi, alla ricerca di tracce della vita di
tanti
matti (anzi, Matti) che ne hanno fatto la storia.
Nella
prima parte l’autore racconta la sua esperienza personale del periodo in cui
lavorava, o era volontario, in un manicomio. Le
storie complicate, particolari
di ogni Matto con cui lui parlava sono riportate senza aggiunte o modifiche, e
ognuna sarebbe capace di far nascere un romanzo avvincente, toccante. Vite
sottotono fatte di dolore o vite di grandezza data dall’assenza di legami con
la realtà; vite di persecuzioni o vite di accudimento obbligatorio, asfissiante.
Nella seconda parte l’autore ci guida nei
manicomi di varie città.
Scrive dei suoi dialoghi con infermiere, suore, volontari che lavorarono
in questi luoghi. Loro gli raccontano le storie più particolari di cui sono
venuti a conoscenza. Inoltre, vagando nei manicomi abbandonati, Simone a volte
trova anche cartelle cliniche lasciate a sé stesse. Spesso i pazienti sono
considerati solo in virtù di cifre, dati, considerazioni mediche che compaiono
nelle loro schede, grottescamente messi vicini alle loro lettere, e quindi al
loro lato umano.
Queste
lettere corrispondono alla terza parte del libro. Come le storie narrate fino
ad adesso, alcune fanno sorridere, altre sono estremamente toccanti,
specialmente considerando che non venivano realmente spedite all’esterno del
manicomio. Cristicchi è bravo nell’alternarle in modo da mantenere viva
l’attenzione, un po’ come nei suoi
dischi dove alterna canzoni pensose ad altre
più rilassate (ma pur sempre
ricche di significato, così come ricche di
significato sono anche le lettere più allegre). E scopriamo che molti
personaggi che compaiono nei dischi sono proprio i Matti di cui ha saputo la
storia. Un punto di contatto che non solo farà felici i fan, ma
convincerà anche i sostenitori dell’“Ad ognuno il suo mestiere”.
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