E’ l’ultimo romanzo di P.D.James, la ultraottantenne
signora del
giallo inglese, fedele anche questa
volta allo
schema classico della detective story, di cui è la più
conosciuta autrice contemporanea.
Perfetta e consueta la costruzione del contesto in cui
si svolge l’azione: un microcosmo ben circoscritto in cui
far muovere tutti i personaggi. Nell’elitaria isola di Combe
soggiornano illustri
personaggi in cerca di privacy e
riposo, che si rivelano tutti potenzialmente implicati
nell’assassinio di uno di loro: un famoso scrittore dal
carattere aspro e solitario. Parenti, amici, nemici,
tutti in un modo o nell’altro potrebbero avere motivo di
desiderarne la morte.
A questo omicidio ne segue un altro, inspiegabile e
misterioso, frutto di perversi intrecci che toccherà
all’ispettore capo Adam Dalgleish dipanare e riportare
alla luce.
Ancora una volta il detective-poeta si rivela la
figura più indovinata , questa volta con una maggiore
carica
umana e sentimentale che lo rendono più fragile e
vulnerabile.
Anche gli ispettori austeri e riflessivi come Dalgleish
quando si innamorano svelano timori e le incertezze
tipiche di questa condizione umana. Egli coadiuvato
dalla giovane ispettrice Kate Miskin e dal sergente Francis
Benton-Smith, figura meglio definita dopo un primo
accenno nel precedente romanzo, riesce ancora una volta a
risolvere il giallo, a scoprire le radici e i percorsi del male
rispetto ai quali l’indagine si pone come il tentativo
di ristabilire verità e con essa il primato del bene.
Il carattere moralistico del giallo classico alla Agata
Christie, a cui la James si richiama esplicitamente,
appare evidente sia nel finale che nel corso della
narrazione. La descrizione degli ambienti e dei personaggi
è come
sempre molto accurata e, come sempre, ha il potere di farci
sentire immersi in quel mondo cosi tradizionalmente inglese
fatto di cottage, tazze di tè e conservatorismo. Un aspetto
quest’ultimo compensato dalla bravura della narratrice.
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