Siamo nell''aprile del 1969. Durante un corso di aggiornamento tenuto in un luogo segreto, l''allora giovane brigadiere dei
carabinieri Pietro Binda, viene convocato e fatto tornare a Milano dal colonnello Ulisse Casiraghi.
Sei giorni prima viene ritrovato il cadavere di un uomo, accoltellato con tre lame differenti.
Si tratta di un cittadino svizzero di nome Otto Kormedy, che poco prima di morire aveva un appuntamento nella villa di un editore per proporgli un libro di memorie, con notizie e rivelazioni destinate a fare scalpore.
Dato che però l''editore, per paura di rapimenti e rapine, ha fatto installare una videocamera di sicurezza, viene ripreso il momento in cui tre figuri costringono Kormedy a salire a forza su un''auto. Vengono fermati ad un posto di blocco ed arrestati.
Ma..la storia finisce qui? Assolutamente no!Queste sono solo le primissime pagine di questo breve romanzo di Colaprico e Valpreda. Kormedy, in pieno 1943 svolgeva un''intensa attività a cavallo tra il confine italiano e quello svizzero. Bazzicava negli ambienti capitalistici, mediava rapporti con i servizi segreti inglesi,
scambi di partigiani, SS che rilasciavano dossiers segreti, scambi tra partigiani, e così via. Partecipava a riunioni segrete e di molte era a conoscenza, per cui sicuramente era in possesso di notizie riservate. Il ruolo di Binda è quello di entrare come infiltrato nel
carcere di San Vittore
ove sono detenuti i tre responsabili dell''omicidio di Kormedy, per cercare di capire i segreti che li legavano alla vittima,
dato che, non hanno opposto resistenza all''arresto, ma sul movente hanno mantenuto il più stretto riserbo.
Da qui inizia l''avventura di Pietro che non si concluderà a San Vittore.
Non vi svelerò gli sviluppi della vicenda, abbastanza intricata ma con un finale di tutto rispetto, che rende sicuramente questo breve romanzo degno di essere letto.
E'' descritto molto bene l''ambiente carcerario, da uno che ha il compito di metterli in prigione i delinquenti e che testa in prima persona cosa vuol dire stare in cella. Non si hanno toni di compatimento o paternalistici
per chi sta contando la propria pena, ma si descrive la dura vita del carcere e le condizioni ordinarie di vita: dalla mancanza di riservatezza, i rumori e gli odori del carcere, l''inventiva dei prigionieri, i rapporti tra gli stessi,con i compagni di cella, le gerarchie, la distinzione tra i "piccoli" e "grandi" criminali, il cibo scadente, gli scambi
interni di beni materiali ed informazioni. E ci sarà spazio anche per la descrizione della rivolta carceraria realmente accaduta nel ''69, tempo anche di ribellioni studentesche.
E quando Pietro uscirà dal carcere apprezzerà ancora di più la propria libertà, la vita in famiglia e quella fatta di piccole cose. E respirerà l''aria a pieni polmoni quando si recherà nei paesi che circondano il lago di Como per dipanare del tutto la vecchia rete degli inganni tesa dai "maimorti", coloro che non muoiono mai, perchè stanno "sempre sul carro giusto", anche e soprattutto durante i tempi di guerra.
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