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Il caso del lituano

Summary rating: 5 stars 1 Recensione
Review by : zstefy
Visite : 43  parole: 900   Pubblicato il: gennaio 13, 2008
Questo libricino di 126 pagine è un caso editoriale particolare per Alicia Gimenèz Bartlett.
Si tratta infatti di una piccola raccolta di racconti, che rappresentano appunto una scelta narrativa inusuale per la scrittrice, abituata a scrivere romanzi. Si è trattato di un lavoro non semplice per lei, come spiega nelle note introduttive del libro, accettato come sfida e anche perchè pagato bene :-)
Il libro contiene tre racconti di circa una quarantina di pagine l''uno, che sono stati
pubblicati per tre anni consecutivi dal quotidiano spagnolo El Mundo, nella settimana centrale del mese d''agosto.
Si trattava di una sfida perchè, come spiega la scrittrice, dovendo scrivere per un quotidiano un racconto estivo, il compito era quello di attirare l''attenzione e la curiosità del lettore, far amare i personaggi, proprio nel limitato spazio di un capitolo giornaliero.
Forse io sono di parte, perchè ho letto altri romanzi della Bartlett prima di questa raccolta e l''apprezzo molto, però posso affermare con assoluta sincerità che i racconti sono ben riusciti e brillanti.
Protagonisti sono l''ispettrice Petra Delicado ed il suo vice Garzon, che indagano nello squallore delle periferie, vedendo le brutture della vita e che la società non smette di offrire, reagendo con battibecchi ironici, battute, sfoghi, considerazioni sconsolate, ma anche gesti affettuosi ed un''amicizia solida che permettono loro di andare avanti.
E proprio con l''umorismo che caratterizza questi racconti e poi i romanzi polizieschi della Bartlett che viene fuori una denuncia di casi umani, visti con pietà, solidarietà, ed amarezza per chi è costretto ad affrontare sofferenze ed ingiustizie senza aver fatto nulla di male, ma solo per essere più sfortunato degli altri.
Per limitarci proprio ai racconti,e per fare giusto due cenni, la denuncia viene fuori ad esempio nella descrizione della folla di immigrati pigiati in una stanza,
presso l''affittacamere dove cercano indizi per l''uccisione del lituano, la vittima del primo racconto, con le considerazioni amare dei due poliziotti che si vedono impotenti nel cercare i mezzi per risolvere questa piaga sociale.
Un esempio di ironia unita anche alla critica delle troppe convenzioni sociali, è l''utilizzo che Garzon fa della parola "borderline", pronunciandola a più non posso perchè lo fa sentire istruito e poliglotta :-), nella ricerca, troppo facile,
di colui a cui questo vocabolo si adatta alla perfezione. Quanti borderlines ci sono nella società? E perchè? Si chiedono i due investigatori.
E così i tre racconti, di cui accennerò brevissimamente la trama di seguito, sono legati da un filo, senza, pur essendo storie differenti, essere così separate. Le unisce il degrado, la miseria non solo materiale, la solitudine e le pene dei personaggi, a cui i protagonisti, ed il lettore, guardano con umana pietà, senza cadere assolutamente nel melodramma, grazie all''ironico distacco che intervalla la narrazione di queste vicende.

Il primo racconto, che dà il titolo al libro,riguarda l''assassinio, con un colpo di pistola in pieno viso, di un lituano trentasettenne, di nome Rimantas Laztsdeli. Tutto fa pensare ad un regolamento di conti, anche perchè
il lituano è piacente ed ha un ottimo tenore di vita, che subito insospettisce. Vive in un bell''appartamento, lavora regolarmente in una ditta di trasporti e ha lasciato da qualche mese la fidanzata. chi aveva interesse ad ucciderlo?Il secondo racconto, intitolato "Morte in palestra", descrive la Morte orrenda di Pepe Ruiz, buttafuori di una discoteca, morto in una sauna di una palestra in cui qualcuno l''ha chiuso a chiave,praticamente "cotto a puntino", come dice l''autrice. E'' un tipo arrogante, attaccabrighe, sempre in cerca di guai e della lite. E chi l''ha ammazzato?La squadra di hockey femminile, che importunava durante gli allenamenti oppure la donna delle Il terzo ed ultimo racconto è "La voce del sangue". Quattro giovani donne muoiono in una stanza crivellate da colpi di pistola. Sono disposte come se stessero chiacchierando tra loro, solo una è riversa a terra.
Si scopre poi che la stanza non è di una casa qualsiasi, ma di un bordello, gestito da un''insolita madame, dalle dimensioni di Moby Dick, chiamata da tutti Agripina. Quest''ultima, visto che gli affari del suo laboratorio
di sartoria andavano male, decide di "riconvertire" l''attività, trasformandola in un piccolo bordello, con clienti fissi e senza perversioni. Si scopre però che la madame ha qualche legame di parentela con una delle ragazze morte..
sarà lei ad ucciderle?Io credo di no..ma chi allora se non vi ho raccontato altro?:-) 

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