24 aprile 1992.
Sudafrica. Quando Nelson Mandela nel 1990 venne rilasciato dopo vent''anni di prigionia come prigioniero politico, un gruppo di boeri si riunì in gran segreto, pronti a difendere i propri privilegi di "razza bianca" come se fossero un diritto divino. Non si sarebbero mai sottomessi, la liberazione di Mandela era una dichiarazione aperta di guerra e l''allora presidente de Klerk un traditore. La decisione fu quella di scatenare una guerra civile da concludersi in un bagno di sangue, per fermare il processo di democratizzazione in atto.
Svezia.
Quello stesso giorno Wallander
viene incaricato di occuparsi della scomparsa di Louise, agente immobiliare in società col marito, madre di due figli e membro della chiesa metodista.
Dopo qualche giorno Louise viene ritrovata morta in un pozzo, ma uccisa con colpo di pistola in fronte, quasi si trattasse di un''esecuzione. A pochi chilometri una casa esplode e brucia lasciando i resti di una sofisticata ricetrasmittente e un resto più macabro.. un dito di un
uomo di colore. Nel frattempo viene ucciso un poliziotto a Stoccolma e in un locale frequentato da neri, il club Aurora viene fatto un attentato.
Compare un uomo arrivato dalla Russia, Konovalenko, che cerca l''uomo di colore, Victor Mabasha (killer sudafricano) così come lo stesso Wallander che riesce, aiutato anche dalla polizia di Stoccolma, a fare un piccolo passo avanti nelle indagini. E scopre che Konovalenko e Victor si sono incontrati nella casa bruciata, con armi ed esplosivo.Ma Konovalenko è morto così come Louise: che legame c''è tra i tre? E cosa ci fanno Victor e Konovalenko in Svezia?
Sudafrica. Viene ucciso un uomo fidatissimo del presidente de Klerk, incaricato di indagare sui servizi segreti, che aveva scoperto che, molto dall''alto vi era l''ordine di progettare un attentato. Ma è veramente de Klerk che vogliono assassinare o qualcun''altro, qualcuno che rappresenta una vera sfida, una conquista della libertà mai avuta? Come Mandela ad esempio?
Ed è proprio Victor, a cui i boeri hanno sterminato la famiglia, l''incaricato di uccidere quella figura ormai mitica che darebbe la libertà a lui e a tutto il suo popolo?
Per non togliere il gusto di un''eventuale lettura a chi lo vorrà mi fermo qui nel narrarvi la trama, che si complicherà ulteriormente riservando momenti di pura suspance.
E'' un romanzo giallo bellissimo, dove le storie, quella poliziesca e quella politica si intrecciano, senza tregua, proprio come dice Victor a Wallander: "una storia è un viaggio che non ha mai fine". E Wallander va in profonda crisi, non riesce a capire che spesso le storie non possono essere semplici e si deve uscire dal piccolo microcosmo in cui uno vive per poter almeno cercare di comprendere.
Ottimamente narrato è poi il conflitto tra bianchi e neri, il razzismo, l''apartheid. Bellissima è la metafora della visione della
leonessa bianca da parte di uno dei personaggi del libro, per spiegare il difficilissimo passaggio politico in atto:
"La belva li fissava. La belva che era dentro di loro. Nei
neri con la loro lentezza dei cambiamenti. Nei bianchi con la loro paura di perdere i previlegi. Era simile a quel momento di attesa sulle rive del fiume sotto gli occhi della leonessa."
Incisive le considerazioni sul razzismo, e sulle tradizioni sudafricane (gli spiriti "songoma" che accompagnano sempre Victor) e sui privilegi acquisiti dai boeri e la difficoltà dei neri ad uscire dalla sottomissione, ma senza ricambiare il
razzismo con altro razzismo, da farne, oltre che un romanzo poliziesco anche una forte denuncia politico-sociale.
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