“I promessi sposi” è il titolo di un celebre romanzo di Alessandro Manzoni.
I protagonisti, non sono presi dalla 'storia
illustre', ma sono la 'gente meccaniche, e di piccol affare...'. Persone qualunque, insomma. E che l'anonimo del seicento, nella stessa introduzione, precluderebbe o appena accennerebbe, se fosse egli l'autore della vicenda. Il tutto contribuisce a rendere il romanzo gradito al pubblico, un po' come la medicina viene alleviata nella sua amarezza dal miele! L'utile per iscopo, non è nient'altro che la risonanza della formazione illuminista, filtrata con la conversione ... e ora mediata con la matrice giansenista.
Alessandro Manzoni si propone di scrivere per giovare a chi legge, perché l'opera deve essere utile al pubblico, e cioè deve essere moralmente valida.
La morale per lui non può essere che fondata sulla fede, perché 'tutto si spiega col Vangelo, tutto conferma il Vangelo' , come si desume dall'opera SULLA MORALE CATTOLICA, risalente al 1819. Eppure il pubblico, per trarre vantaggio dall'opera, deve riuscire a capirla! Da questo si spiega la spiccata sensibilità manzoniana rivolta ai problemi concernenti la lingua. Egli dedica ampio spazio a questo punto, che egli stesso ritiene fondamentale. E ci vogliono ben tre edizioni, dalla prima stesura alla redazione definitiva de I PROMESSI SPOSI.
Il suo primo abbozzo di romanzo, intitolato semplicemente FERMO E LUCIA, rimane diviso in quattro tomi molto simili a comparti stagni 'nei loro collegamenti'. FERMO E LUCIA è eccessivamente lungo e dispersivo in alcuni frangenti, troppo attaccato ai documenti cui si fonda. Si presenta inoltre scritto in una lingua ibrida e dotta, mista a lombardismi e francesismi.
Nella seconda edizione, la cosiddetta 'ventisettana', cambiano alcuni nomi, come Renzo per Fermo, l'Innominato al luogo del conte del sagrato. Ma, la cosa che più conta, c'è una revisione, seppur parziale e provvisoria, sia a livello strutturale che a livello linguistico, dell'opera. Egli taglia interi pezzi, come il processo agli untori, che costituirà LA STORIA DELLA COLONNA INFAME, un'opera a se stante. E ne riduce molti altri, revisionando anche l'ordine delle sequenze principali del romanzo.
Più avanti, abbiamo così l'immissione di tre cerniere nel racconto. La prima, la storia di Geltrude, si va a porre dopo l'arrivo di Lucia al convento di Monza. La seconda, la storia dell'Innominato, dopo le vicende di Renzo a Milano. La terza infine, la carestia, la guerra e la peste, precede il lieto fine.
Per la lingua, Alessandro Manzoni crede che sia il fiorentino la più adatta al suo scopo. E questo perché corrisponde all'ideale di una lingua non troppo dotta e letteraria, né d'altra parte troppo vicina al dialetto. Egli, così, lavora a lungo sui vocabolari, studiando e leggendo autori toscani, e recandosi più di una volta a Firenze.
L'edizione definitiva del romanzo, chiamata appunto I PROMESSI SPOSI, viene pubblicata a dispense tra il 1840 e il 1842.