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L'invenzione della poesia. Le lezioni americane

di : marzio19yahooit     

Autore : Jorge Luis Borges
"Ho passato la vita a leggere, ad analizzare, a scrivere (o a tentare di scrivere) e a gioirne. Ogni volta che affronto una
pagina bianca, sento di dover riscoprire la letteratura da solo. Il passato non mi è di alcun aiuto. Sono prossimo ai settant'anni, ho dedicato la maggior parte della mia vita alla letteratura, e posso offrirvi solo dubbi". Questa la confessione dell'uomo che si presenta a una platea di studenti di Harvard, fra il 1968 e il 1969.
Borges qui affronta una serie di temi affascinanti, tutti legati al tema del suo mestiere. Come scrittore, come poeta e come saggista, Borges è sempre stato un creatore di sogni, di illusioni, di storie più o meno irreali. I ferri del suo mestiere sono dunque le parole: e le parole si compongono in tante maniere, danno vita a discorsi, a metafore più o meno complesse. C'è una parte ricca di suggestioni, in questo libro delle lezioni americane, che tratta della metafora.
Le metafore mutano nel tempo, si domanda l'autore, o a mutare sono i modi in cui le stesse metafore sono espresse? Egli nota che le metafore espresse in numeri (Le mille e una notte, i quaranta battiti di ciglia) indicano quantità molto lunghe, e queste sono davvero soggette ai tempi storici e alle culture. Ma le metafore di altre esperienze di vita, come il viaggio, sono invece metafore immortali e anche i modi di espressioni non subiscono alcuna usura. Così ci appare il viaggio di Ulisse, il viaggio di Sindbad, e il viaggio di altre figure letterarie. Il primo è un ritorno, il secondo è una partenza per l'avventura: ma sempre di metafore si tratta, e la letteratura continua oggi a nutrirsi di questi mezzi. Attraverso questi artifici, questi mezzi fantastici in cui il linguaggio è sottratto al suo uso di ordinaria concretezza, il linguaggio può istituire l'arte, dunque la poesia e la letteratura. L'arte delle parole è sempre possibile, finchè è possibile creare metafore che riportino l'immaginazione a queste esperienze simboliche e pure paradigmatiche della vita umana. Perchè è proprio di questo che vivono la poesia e la letteratura: di vita umana.
In seguito l'autore argentino sposta l'attenzione su un aspetto importante dell'arte delle parole. Tratta della capacità di persuasione del linguaggio poetico. Il linguaggio usato dall'artista è un linguaggio che affabula, che sottrae il lettore dalla realtà della vita normale: lo conduce in un nuovo orizzonte di significati, una diversa realtà. Persuadere significa conquistare, attrarre. Borges fa l'esempio di Don Chisciotte.
Nota che non bisogna troppo soffermarci sull'irrealtà delle sue vicende: dal momento che il cavaliere si definisce tanto bene, si imprime nella mente del lettore, egli ha già guadagnato un suo spazio nell'immaginario, e perciò risulta persuasivo. Cervantes riesce nella persuasione, perchè - scrive Borges - alla fine il lettore può pensare al cavaliere come anche si pensa ad un amico. Dunque, il personaggio di una finzione letteraria ha guadagnato una propria, solida e immortale realtà.
Questo è il potere che hanno i grandi artisti della parola, ossia di costruire opere che sempre attraggono e persuadono il lettore. Nelle sue spiegazioni, risulta peraltro persuasiva la capacità di questo scrittore argentino anziano, ormai cieco, che usa le parole per accarezzare le bellezze del mondo che immagina e che non può vedere. Le parole gli sono adesso preziose, e sono le stesse parole che lo rendono a noi tanto caro e vicino. Sta in questo un'altra importante funzione delle parole: quello di avvicinare, di rendere vicino quel che è lontano, così come si rendono presenti Ulisse, Sindbad, e pure Omero e Borges, che parlandoci di parole d'altri, o soltanto col loro ricordo che hanno impresso da qualche parte, sono per noi sempre vicini e immortali.
Marzio Valdambrini
Pubblicato il: aprile 29, 2009
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