Cent''anni di Solitudine è la storia della cittadina isolata di Macondo e della
famiglia che l''ha fondata, i Buendìas. Per anni la cittadina non ha contatti con il mondo esterno, a parte i rapporti con gli zingari che occasionalmente la visitano, vendendo tecnologie come il ghiaccio ed i telescopi. Il patriarca della famiglia, Josè Arcadio Buendìa è impulsivo e curioso. E'' un capo che è sempre profondamente solo e che estranea sé stesso dagli altri uomini nelle sue ricerche ossessive su argomenti misteriosi. Questi tratti del suo carattere sono ereditati dai suoi discendenti. Il suo figlio più grande, Josè Arcadio, eredita la sua enorme forza fisica e la sua impulsività. Il suo figlio più giovane, Aureliano, eredita il suo interesse per gli enigmi. Gradualmente il
villaggio perde la sua condizione innocente e solitaria quando comincia ad avere dei contatti con le altre città della regione. Iniziano guerre civili che portano violenza e morte nella pacifica Macondo, che in precedenza non ne aveva mai sperimentate, ed Aureliano diventa il capo dei ribelli liberali, diventando famoso come Colonnello Aureliano Buendìa. Macondo si trasforma da un idilliaco, magico e protetto luogo ad una cittadina irrevocabilmente collegata al mondo esterno grazie alla notorietà del Colonnello Buendìa. I governi a Macondo cambiano diverse volte durante e dopo la guerra. Ad un certo punto Arcadio, il più crudele dei Buendìa, si mette a comandare in
maniera dittatoriale ed alla fine
viene ammazzato da un plotone d''esecuzione. Dopo di che viene nominato un sindaco che governa in maniera pacifica finché un''altra insurrezione civile non lo uccide. Dopo la sua morte, finisce la guerra civile con la firma di un trattato di pace.
Il libro racconta più di cento anni di storia, per cui molte delle situazioni che Garcìa Marquez descrive sono i principali eventi della vita dei Buendìa: nascite, morti, matrimoni, relazioni amorose. Alcuni degli uomini della famiglia Buendìa sono sessualmente rapaci, frequentano bordelli ed hanno delle amanti. Altri invece sono tranquilli e solitari e preferiscono rinchiudersi nelle loro stanze per creare piccoli pesci d''oro o per immergersi in vecchi manoscritti.
Anche le donne oscillano tra l''oltraggiosamente socievole, Meme, che una volta porta a casa settantadue amici del collegio, alla castigata e decorosa Fernanda del Carpio, che indossa una particolare camicia da notte con un buco all''altezza dell inforcatura quando consuma la sua prima notte di nozze col marito.
Un senso di grandezza del destino di famiglia rimane sempre vivo nella tenace matriarca, Ursula Iguaràn, che lavora devotamente per mantenere unita la famiglia a dispetto delle loro diversità. Ma per la famiglia Buendìa, così come per l''intero villaggio di Macondo, le forze centrifughe della modernità sono devastanti.
Il capitalismo imperialista raggiunge Macondo quando viene creata una
piantagione di banane e
vengono sfruttati il terreno ed i lavoratori, e gli americani, proprietari della piantagione, si stabiliscono in una sezione della città che viene recintata. Infine, stanchi per la maniera disumana in cui vengono trattati, i lavoratori della piantagione di banane decidono di scioperare. Migliaia di loro vengono massacrati dall''esercito, che è dalla parte dei proprietari della piantagione. Quando i corpi vengono buttati nel mare inizia una pioggia che durerà per cinque anni, portando inondando la zona e segnando la fine di Macondo. Quando i cittadini, stanchi di anni di violenza e di falso progresso, cominciano a svignarsela, anche la famiglia Buendìa inizia il suo processo di estinzione finale, sopraffatta dalla nostalgia per i giorni passati. Il libro finisce più o meno come è cominciato: il villaggio è nuovamente solitario ed isolato. I pochi membri rimasti della famiglia Buendìa si ripiegano su sé stessi in maniera incestuosa, alienati dal mondo esterno e destinati ad una fine solitaria. Nell''ultima scmo sopravvissuto dei Buendìa traduce delle vecchie profezie e scopre che tutto era previsto: che il villaggio ed i suoi abitanti hanno semplicemente compiuto un ciclo predestinato, di cui facevano parte una
grande bellezza ed una grande, tragica tristezza.
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