Il
Visconte Dimezzato venne
scritto nello spazio di un’estate, nel 1951, e vide la luce l’anno successivo
riscuotendo un grande successo. Sei anni dopo lo seguirà Il Barone Rampante e,
nel 1959, Il Cavaliere Inesistente. Si
completa così la trilogia chiamata “I
nostri antenati”, i cui protagonisti sono rappresentanti mitici di un mitico
passato, metafore dell’uomo moderno.
Il Visconte Medardo di Terralba
viene colpito da una
palla di
cannone durante la guerra contro i Turchi. Miracolosamente
si salva e fa ritorno al suo feudo, ma ha una sola gamba e un solo
braccio,
metà tronco e metà testa: la
palla di cannone lo ha perfettamente dimezzato.
Ben presto parenti e servitori si
rendono conto della nuova, terribile cattiveria che contraddistingue ogni comportamento
del reduce Medardo. Il Visconte arriva ad uccidere l’amata averla del padre
Aiolfo, provocando di conseguenza la morte dell’uomo per crepacuore, e ad esiliare al villaggio dei lebbrosi la
balia Sebastiana. Anche il nipotino, che è la voce dell’io narrante, rischia di
farne le spese di questa totale malvagità: lo zio Medardo tenta di ucciderlo
regalandogli funghi avvelenati. E’ ormai chiaro che a tornare dalla guerra è
stata solamente la metà cattiva del visconte.
Tra una malefatta e l’altra, Medardo
s’innamora della pastorella Pamela. Intanto il nipote incontra inaspettatamente
nel bosco l’altra metà di suo zio: anche quella è sopravvissuta alla palla di
cannone, ma ha soltanto
buone qualità. Il Medardo “buono” conduce una vita da
vagabondo, si fa benvolere da tutti con le sue innumerevoli buone azioni, e s’innamora
inevitabilmente di Pamela. Le due metà
imperversano contemporaneamente tra gli abitanti di Terralba, così estremi
nelle loro caratteristiche che giungono ad averne di opposte: il Gramo appare
quasi comico, e il
buono insopportabile e noioso.
La pastorella Pamela accetta la proposta di matrimonio di
entrambi, e così il Buono e il Gramo si sfidano a duello dopo essersi
incontrati all’altare. La ferita che si procurano reciprocamente riapre quella
antica, e consente al dottor Trelawney, medico azzeccagarbugli di Terralba, di
riunire le due metà in un'unica persona, che tornerà ad essere un miscuglio di
bontà e cattiveria come tutti gli esseri umani.
Il racconto è divertente e leggero, e non può mancare di commuovere la
metafora dell’incompletezza umana: non è
facile realizzare le parti, spesso contraddittorie, di noi stessi, senza dover rinunciare, di volta in volta, a
qualcuna di esse.
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