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"Donne invisibili"

di : Amelie     

Autore : Fabiola de Clerq
L' anoressia, la sofferenza, la vita.
Questo il sottotitolo che la De clerq da al suo libro autobiografico.
Anoressica
e bulimica per molto tempo, ora è fondatrice dell'associazione no-profit di Milano A.B.A. (Associazione bulimia anoressia).
Nel suo libro forse un pò troppo romanzato, la scrittrice tesse il profilo delle donne soggette a diventare anoressiche, o che anoressiche già sono.
La sofferenza anoressica è quì scandagliata nei più piccoli dettagli: ciò che porta ad autoinfliggersi pene che vanno dal digiuno all'uso di lassativi e diuretici, dal vomito autoindotto ad un'iperattività estenuante. La De Clerq è giunta a non pesare che ventisette chili. Ciò per rendersi "visibile" nonostante le sue forme corporee potrebbero lasciar pensare il contrario.
"Non si vive per mangiare, si mangia per vivere".
Invece l'anoresica non mangia per morire, mentre la bulimica vive per mangiare. E' un gioco al massacro che può facilmente portare alla morte. Queste bambine troppo imbellettate dalle loro madri assenti per motivi loro, la società che spinge alla magrezza a tutti i costi, l'opulenza di cibo che stuzzica le papille gustative. Godere di ciò che si mangia per poi vomitare tutto subito dopo, oppure digiunare per giorni, sottoponendosi ad iperattività fisica ed intellettuale.
Il vuoto che si prova. Vuoto fisico sì, ma sopratutto mentale, dall'apertura della bocca al linguine. Un vuoto da riempire e da svuotare. Non c'è via di mezzo: si tratta di pensiero dicotomico. O tutto o nulla.
Non c'è mai pace. L'anoressia non da pace. Ed il pensiero ossessivo per il cibo è sempre là, pronto a logorare qualsiasi anima.
Pubblicato il: ottobre 09, 2005

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