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Sommari e brevi recensioni

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Elie Wiesel

di : mauro_meo     

Autore : Elie Wiesel
Ci sono cose che non si possono spiegare. Che non si possono capire. Ma che non si devono dimenticare, come dice sempre Helga
Schneider. che devono servire da monito e da ricordo, con la flebile speranza che non accadano più. Helga Schneider è una scrittrice tedesca che racconta in ogni suo libro la follia dell’uomo in quello che fu il più grande crimine mai commesso. L’olocausto. Un crimine inimmaginabile per tutti quelli che non lo vissero in prima persona. Un crimine incapibile, indescrivibile. Ci rimane il ricordo, ci rimangono le parole di chi fu li, di chi lo visse. Per non dimenticare mai. Per cercare di rendere impossibili altre cose simili. E un testimone importante è di certo Elie Wiesel. Scrittore, premio Nobel per la pace nel 1986. soprattutto uno dei pochi sopravvissuti a Birkenau. Dove rimase nella stessa povera baracca di Primo Levi. Leggere La notte, come anche ognuno degli altri suoi libri, è un’esperienza dura, durissima. Che fa male. Ma che è necessaria. Ho letto che Primo Levi parlando di Auschwitz, di Birkenau dice che visitare quei luoghi non rende l’idea di quello che fu. Ora sono puliti, lavati, imbiancati. Il dolore è appena un flebile ricordo, anche se certo le emozioni sono grandi e forti. Forse servono di più le parole di chi visse quei momenti, quella follia. Come Elie Wiesel. Appena adolescente quando con tutta la sua famiglia venne strappato dal suo mondo e portato a Birkenau. Infatti Elie Wiesel è nato nel 1928 in un piccolo paese della Transilvania. Ed era ebreo. La sua famiglia era ebrea ungherese. E fino al 1944 gli ebrei ungheresi vennero incredibilmente lasciati abbastanza tranquilli. Fino al 1944 quando nella folle ideologia della soluzione finale anche loro cominciarono a subire la deportazione nei campi di concentramento, e in modo particolare ad Auschwitz e a Birkenau. I suoi genitori avevano un piccolo negozio e lui era l’unico figlio maschio ed aveva tre sorelle. Nel 1944 la deportazione, insieme alla sua famiglia, insieme a 12000 ebrei ungheresi, la maggior parte dei quali non sopravvisse. Vide la madre e la sorella immediatamente mandate verso le camere a gas, mentre lui e il padre vennero mandati in uno dei sottocampi che gravitavano attorno ad Auschwitz lavorando per i tedeschi, per i nazisti, per la loro guerra. Quando i sovietici ormai si avvicinavano ad Auschwitz nel gennaio del 1945 e Himmler decise di nascondere le prove dell’Olocausto i pochi ebrei sopravvissuti vennero costretti a marciare verso altri campi di concentramento. In questa marcia Elie Wiesel vide morire il padre di stenti. Lui sopravvisse. E il suo compito era, è ancora oggi, ricordare. E far ricordare. Dopo la liberazione fu mandato in un orfanotrofio in Francia, quella che per lui fu come una patria. Lì studiò e si avvicinò al giornalismo. Nel 1956 si trasferì poi in America diventando cittadino americano. L’incontro con Francois Mauriac fu fondamentale per lui. Lo scrittore francese, premio Nobel per la letteratura, lo incitò a scrivere e a ricordare. Cosa che Elie Wiesel fece sempre, impegno riconosciuto anche dal premio Nobel per la pace del 1986
“Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai”
Pubblicato il: maggio 06, 2009
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