Recensione a Daniel Carpi, “Italian diplomatic documents on the history of the Holocaust in Greece (1941-1943)”, Tel Aviv
University, 1999, pp. 318. ISBN-10: 9653380370
Recentemente è stato dato alle stampe un libro di notevole spessore storico di Daniel Carpi, che è sicuramente uno degli studiosi più quotati fra quanti si sono occupati del problema dei rapporti tra
italiani ed ebrei nel corso del secondo conflitto mondiale. Il libro, molto accattivante e storicamente estremamente curato nella parte documentaria, si occupa dei “salvataggi” di ebrei operati anche da chi si riconosceva nel regime fascista, ufficiali dell’esercito, funzionari o semplici civili. Le motivazioni della protezione degli ebrei da parte di alcuni italiani sono individuate da Carpi in due sostanzialmente. Da un lato vi furono ragioni di interesse economico, ma secondo Carpi, ben più preponderanti furono quelle di carattere umanitario. I documenti approntati da Carpi a supporto delle proprie tesi risultano estremamente curati sotto ogni punto di vista e corredati da una messe di note esplicative che orientano il lettore e lo mettono nella condizione di avere ampi materiali di giudizio. Fra i moltissimi, citerei anzitutto quelli relativi al nostro console generale a Salonicco, dove, secondo i dati offerti da Carpi, vivevano oltre 50000 ebrei su un totale di quasi 80000 in tutta la Grecia. Michelangelo Zimolo, dal documento prodotto, pur manifestando al Ministero la propria “avversione” verso la razza ebraica, afferma che, nell’interesse generale dell’Italia, non si era potuto esimere dall’invitare a qualche ricevimento alcuni cittadini ebrei estremamente “quotati per censo e condizione sociale”. Anche il successore di Zimolo, Guelfo
Zamboni, continuò, per così dire, in una politica assolutamente avversa alla persecuzione razziale nei confronti degli ebrei, manifestando apertamente il proprio disgusto per i metodi dei tedeschi, e asserendo, come corollario, che una simile politica era comunque nettamente contrastante con gli interessi italiani in Grecia. Zamboni, tra l’altro, protesse con successo molti ebrei italiani, a partire da Shaul Moisis, che riuscì a sottrarre alla fucilazione e ad allontanarlo dalla Grecia, fornendogli documenti e una nuova identità. Carpi, tra le altre cose, si sofferma anche sulla questione se tutti i nostri alti funzionari fossero al corrente della cosiddetta “soluzione finale” pensata e portata avanti sino all’ultimo dai nazisti. Secondo Carpi, Zamboni non ne sapeva nulla, mentre pare ne fosse al corrente il generale dei carabinieri Giuseppe Pièche, il quale, anche in documenti ufficiali indirizzati al Ministero, manifestò tutta la propria indignazione, limando un po’ il linguaggio, ma facendo intendere chiaramente che quanto andavano facendo i tedeschi era del tutto degno di un popolo “poco civile”. Dai documenti proposti dal bellissimo libro di Carpi, emerge che anche nelle più alte sfere dello Stato serpeggiava un malcelato malcontento per la politica razziale nazista. Galeazzo Ciano, per esempio, telegrafando alla Legazione italiana a Sofia, raccomandava un’energica “azione di difesa” degli ebrei italiani, salvaguardandone il più possibile le persone e i beni. Insomma, da quanto emerge dallo studio di Capi, sembra che i nostri alti funzionari fossero tutti decisamente avversi alla persecuzione degli ebrei, mentre atteggiamenti razzisti erano invece diffusi tra alcuni ufficiali di più basso grado. In conclusione, il lavoro di Daniel Carpi si raccomanda come opera di altissima qualità scientifica, nonché di onestà intellettuale, dimostrando un’imparzialità di giudizio che fa onore a uno studioso che non ha mai nascosto la propria profonda ostilità verso i regimi nazista e fascista.
Enzo Sardellaro, professore di Lettere Italiane e Storia