Massimo Bontempelli fu un innovativo scrittore italiano tanto che con gli amici Alberto Savinio e Giorgio De Chirico creò,
ed è una sua definizione, il realismo magico: “l’unico strumento del nostro lavoro sarà l’immaginazione”. Nato a Como nel 1878 si dedicò per lungo tempo all’insegnamento per poi avvicinarsi al giornalismo, per molte testate, Il Marzocco, La Nazione, Nuova Antologia, e poi alla letteratura. Visse i complicati anni del fascismo e fu impegnato, sia pure con ambiguità e riserve, nella politica culturale del regime. Entrò a far parte dell’Accademia d’Italia me nel 1939 si rifiutò di succedere, nella cattedra dell’Università di Firenze, ad Attilio Momigliano, estromesso per le leggi razziali: risale a quel tempo una sua polemica con le autorità fasciste in seguito alla quale venne sospeso dall’attività giornalistica dal ’38 al ’40. Nel dopoguerra fu eletto senatore per il Fronte popolare ma l’elezione fu invalidata per il suo passato fascista.
Bontempelli iniziò la sua attività di narratore mentre insegnava già nei primi anni del secolo, Racconti vecchi del 1904, ma è dopo gli anni Venti che pubblica le sue cose migliori, La scacchiera davanti allo specchio, 1922; il figlio di due madri, 1929; Vita e morte di Adria e dei suoi figli, 1930; Gente nel tempo, 1937. Periodo in cui inoltre con la sua rivista 900, fondata insieme a Curzio Malaparte, si impegna direttamente nella polemica letteraria. Anche se nelle sue posizioni poi c’erano delle note di ambiguità: le sue aperture verso le esperienze artistiche europee finivano con l’inquadrarsi nella cultura ufficiale fascista e con lo svolgere quasi una funzione di copertura ed assumevano un significato ben diverso dalla vocazione europea del Baretti o di Solaria. Formulando la sua poetica Bontempelli polemizza contro tutta la letteratura veristica del tardo Ottocento, contro il suo patetismo e vittimismo e allo stemmo tempo contro la letteratura accademica fatta solo di raffinatezza stilistica e teorizza un’arte che rifiuta così la realtà per la realtà, come la fantasia per la fantasia e vive nel senso magico scoperto nella vita quotidiana degli uomini e delle cose. Come lo definì lui il realismo magico. Riuscì così nelle sue favole metafisiche a creare atmosfere irreali, allucinate, nelle quali il reale si carica di una componente visionaria ed evocativa. Il tutto con una prosa ferma e lucida.